Palazzo Venezia fu costruito a partire dal 1455 per volere del Cardinal Barbo, veneziano, poi papa Paolo II, come sontuosa sede per le sue numerose raccolte artistiche. Passò poi alla Serenissima che lo destinò a sede degli Ambasciatori e dei Patriarchi e dopo il 1797 divenne Ambasciata d'Austria fino al 1917 ; confiscato fu adibito a Museo dopo restauri impegnativi e forse eccessivi dato lo stato dell'immobile completamente sfigurato per essere stato sede di uffici che avevano tramezzato e soppalcato le grandi sale distruggendo o scialbando molte decorazioni. Intorno al 1920 il Museo entrò in funzione raccogliendo una grande quantità di reperti provenienti dal soppresso museo Kircheriano, da esposizioni, da chiese e monumenti distratti dal terremoto della Marsica del 1915, dal soppresso Museo Artistico Industriale e da donazioni come quella di Evan Gorga , un singolare collezionista che raccolse decine di migliaia di oggetti donandoli poi allo Stato. Il museo ebbe un periodo di chiusura durante il Ventennio quando il palazzo divenne ufficio e palcoscenico di Mussolini e fu riaperto solo nel dopoguerra. Attualmente è in corso di ristrutturazione ed è parzialmente chiuso, contiene comunque ima grande e differenziata quantità di materiali: dipinti, statue, bassorilievi, ceramiche, bronzi, terre-cotte, tessuti, armi, porcellane. Una vera miniera di oggetti d'arte che coprono secoli di storia ma purtroppo poco visitati perché il Museo è poco conosciuto e non inserito nei circuiti turistici. Tra i tanti dipinti conservati spicca il cosiddetto "Doppio ritratto" attribuito al Giorgione; olio su tela di 80x67 cm., è un'opera misteriosa sia per quello che rappresenta che per la sua storia. Pare sia transitato nella collezione Ludovisi e per certo era nel 1734, con attribuzione a Dosso Dossi, nella raccolta del Cardinal Tommaso Ruffo a Ferrara rimanendo in possesso della famiglia fino al 1919 quando l'ultimo della casata, Fabrizio Ruffo di Motta Brignone, lo donò al costituendo Museo di Palazzo Venezia. Il dipinto rappresenta una figura di giovane in posa languida con in mano un melangolo, allora simbolo d'amore, in secondo piano la figura di un altro giovane con aspetto più realistico ed i lineamenti marcati, sembra quasi una aggiunta di epoca posteriore. Il quadro è per noi inquietante ma per l'epoca era sicuramente denso di significati e di riferimenti intellettuali. Dubbia è l'attribuzione al Giorgione, il famoso pittore veneto moro di peste a trentatré anni, allievo di Giovanni Bellini, attento alla lezione di Carpaccio e del Viva tini, artista dallo squisito gioco cromatico che influenzerà le generazioni successive. Proprio per saperne di più sul ritratto la Soprintendenza Speciale al Polo Museale Romano con l'apporto finanziario di BIM Banca Intermobiliare ha deciso di effettuare una serie di studi sulla tela in vista del restauro finale: si indagherà sul tessuto. Sulla stratigrafia dei colori, su eventuali pentimenti, si agirà con radiografie, fluorescenza ultraviloletta riflettrografia all'infrarosso, raggi X , sperando di ottenere dati tecnici che permettano di risolvere i problemi attributivi del misterioso "Doppio ritratto". Appuntamento quindi ad analisi e restauro conclusi.
Quel doppio ritratto di Giorgione che giace in soffitta
Palazzo Venezia fu costruito tra il 1455 e il 1459 per volere del Cardinal Barbo, poi papa Paolo II. La struttura passò alla Serenissima Repubblica di Venezia, che la destinò a sede degli Ambasciatori e dei Patriarchi. Nel 1797, divenne Ambasciata d'Austria fino al 1917. Dopo la fine della prima guerra mondiale, il palazzo fu confiscato e adibito a Museo. Il Museo entrò in funzione attorno al 1920, raccogliendo reperti provenienti da diverse fonti, tra cui il soppresso Museo Kircheriano e donazioni di collezionisti. Il palazzo fu chiuso durante il Ventennio e riaperto solo dopo la seconda guerra mondiale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo