Nel fascicolo aperto da Ausiello e Viglione nessun accenno allattribuzione a Michelangelo La Procura della Repubblica di Torino è categorica: il fascicolo aperto sul Crocefisso attribuito a Michelangelo e venduto per 3,2 milioni di euro dallantiquario torinese Giancarlo Gallino al ministero dei Beni Culturali non ha nulla a che fare con lindagine avviata dalla procura della Repubblica di Roma. «È uninchiesta del tutto autonoma che non riguarda lipotesi di truffa e non conta indagati», sottolineano negli uffici della Procura della Repubblica torinese. Linchiesta dei carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio artistico e Beni culturali, coordinata dal procuratore aggiunto Sandro Ausiello e dal pm Gabriella Viglione, in realtà ha preso lavvio dalla denuncia presentata nelle settimane scorse da un torinese che, dopo averne viste le foto sui giornali, aveva creduto di riconoscere nellopera venduta da Giancarlo Gallino il crocefisso che ornava la stanza della madre. «Alla morte della madre non avendo più trovato il crocefisso il figlio ha pensato che fosse stato rubato e successivamente ha notato una forte somiglianza con quello attribuito a Michelangelo. Si è quindi rivolto a noi per capire se si trattasse della stessa opera...», spiegano gli investigatori. I magistrati torinesi quindi, a differenza dei loro colleghi romani impegnati a capire se lopera era davvero attribuibile a Michelangelo, pronti a ipotizzare nel caso contrario il reato di truffa, si sono occupati esclusivamente dellaccertamento della reale proprietà del Crocefisso. I carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico, secondo indiscrezioni, avrebbero già concluso lindagine stabilendo che il Crocefisso venduto da Giancarlo Gallino nulla ha a che fare con quello scomparso dalla casa della madre defunta. Lantiquario torinese dal canto suo non pare preoccuparsi neanche dellinchiesta romana. «Quellopera è stata attribuita a Michelangelo - sottolinea Giancarlo Gallino - da esperti di grande fama e al di sopra di ogni sospetto». E lavvocato Andrea Di Carlo, il suo avvocato, aggiunge: «Siamo davvero sereni rispetto allesito dellinchiesta della magistratura romana. Da parte del mio cliente è evidente che non cera nessuna intenzione di truffare il ministero dei Beni Culturali. Attendiamo quindi con grande fiducia la soluzione di questa vicenda, certi che la verità sarà accertata in modo inequivocabile». In realtà anche un altro pm torinese si occupa dellattività dellantiquario di via Andrea Doria. Il sostituto procuratore Patrizia Caputo ha sul suo tavolo un fascicolo riguardante la vendita allasta di alcune monete antiche avvenuta mesi fa. I carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico hanno però già chiarito anche questa vicenda giudiziaria, accertando la regolarità della vendita allasta.
TORINO - Nasce da uneredità sparita linchiesta torinese sul crocefisso
La Procura della Repubblica di Torino ha aperto un fascicolo per lindagine sullattribuzione di un Crocefisso attribuito a Michelangelo, venduto per 3,2 milioni di euro allantiquario torinese Giancarlo Gallino. L'inchiesta è autonoma e non riguarda ipotesi di truffa, ma si concentra sullaccertamento della proprietà del Crocefisso. I carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico hanno già concluso lindagine stabilendo che il Crocefisso venduto da Gallino non ha nulla a che fare con quello scomparso dalla casa della madre defunta. Lantiquario torinese non pare preoccuparsi dellinchiesta romana, che si occupa di capire se lopera sia davvero attribuibile a Michelangelo.
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