Il caso Lodato in mezzo mondo, da noi è sparito Il giallo del kolossal (15 film) mai trasmesso MILANO «È incredibile: è possibile vederla nella Sezione d'arte romana del Metropolitan Museum of Art di New York e invece la Rai continua a tenerla chiusa in un cassetto. E da 15 anni!». Carlo Lizzani, l'87enne maestro del cinema italiano, s'è tenuto dentro il rospo per tutto questo tempo, ma ora non ce la fa più: «Lancio un appello ai dirigenti della nostra tv pubblica, esprimendo sorpresa, stupore e delusione: signori, mandate finalmente in onda Roma imago urbis ». «Si tratta spiega il regista di un'autentica enciclopedia sulla civiltà di Roma antica, un kolossal colto composto da quindici documentari girati in 24 Paesi e tre continenti. Io ho fatto da consulente cinematografico, perché non avevo il tempo di seguire sul campo le riprese: la regia è di Luigi Bazzoni. Dietro di noi c'era un comitato scientifico composto da dodici accademici dei Lincei diretto dal compianto Giulio Carlo Argan. E la Rai ha partecipato all'impresa, comprando i diritti d'antenna nel '94 per l'equivalente di tre milioni di euro di oggi: ebbene, sono passati ormai quindici anni e Roma imago urbis non è stata mai trasmessa ». Che si tratti di un prodotto doc, di quelli che «fanno l'essenza stessa del servizio pubblico televisivo» (come dice ancora Lizzani) è certificato da due altri nomi che compaiono nel «cast». Uno è quello dell'architetto Paolo Portoghesi, che ha fatto da consulente al progetto. L'altro è quello di Vittorio Storaro: il tre volte premio Oscar è stato infatti il direttore della fotografia di questo «kolossal colto». «E pensate racconta Giacomo Pezzali, che con la sua Trans world film lo ha prodotto che Storaro per lavorare con noi rinunciò a due faraoniche offerte dagli Usa. È davvero incredibile come la Rai tratta un simile gruppo di eccellenze italiane: ma non dovrebbe essere proprio la tv pubblica una vetrina del meglio del nostro Paese?». Per sgomberare il terreno da possibili equivoci, Pezzali tiene a sottolineare come l'appello di Lizzani (che lui fa ovviamente proprio) non sia questione di vil denaro. «Voglio lanciare un messaggio: sono pronto a cedere alla Rai i diritti per l'estero dell'opera, così altro che recuperare i tre milioni di euro che hanno investito, li farebbero pure fruttare. Tanto per capirci, ben nove capi di Stato europei ci diedero il loro placet. E in Libia trattammo con Gheddafi, mentre in Iraq il nostro interlocutore fu l'allora ministro degli Esteri, Tareq Aziz». Per rafforzare il concetto, Pezzali ricorda anche un aneddoto: «Un giorno è venuto da me l'ambasciatore cinese in Italia, perché aveva appena visto l'opera. Mi disse: 'Le consiglio di girarne uno in più, dedicato alla Cina'. Di fronte al mio stupore, mi ricordò che durante una delle tante guerre fra i romani e i persiani, una legione riuscì a sfilarsi da un assedio e a rifugiarsi in Cina». Ma Pezzali non ha alcuna voglia di riaprire il capitolo produttivo di Roma imago urbis. Anche perché è già sufficientemente corposo. Un budget totale di 22 milioni di euro per realizzare i quindici documentari di un'ora l'uno. Da «Mythus» (sulle origini mitologiche della città) a «Viae» passando per tutto il pantheon culturale, civile, ingegneristico e, ovviamente, bellico: quindici capitoli che raccontano di come una repubblica si fece impero.
L'appello di Lizzani: la Rai mandi in onda Roma imago urbis
Carlo Lizzani, regista italiano, ha lanciato un appello ai dirigenti della Rai per mandare in onda il kolossal "Roma imago urbis", un documentario sulla civiltà di Roma antica, che è stato prodotto con un budget di 22 milioni di euro e ha avuto il supporto di accademici e registi di fama internazionale. Il film è stato girato in 24 Paesi e tre continenti e ha ricevuto il plauso di nove capi di Stato europei e dell'allora ministro degli Esteri dell'Iraq. Lizzani ha spiegato che la Rai ha comprato i diritti d'antenna nel 1994 per l'equivalente di tre milioni di euro di oggi, ma il film non è mai stato trasmesso.
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