Undici marmi dipinti, realizzati in pietra cristallina e trasparente, scavata in galleria nell'isola di Paro, che i Greci riservavano ai capolavori della scultura. Sono decorati con una variegata gamma di colori, dal rosso al violaceo, azzurro, rosa, bianco, beige, giallo verde e marrone. Pezzi unici e di rara bellezza, che furono depositati nella tomba di un personaggio di alto rango nel territorio dell'antica Ausculum, l'odierna Ascoli Satriano vicino a Foggia, nota per la battaglia tra Pirro e i Romani nel 279 avanti Cristo, e sono stati riportati alla luce una trentina di anni fa da un gruppo di scavatori clandestini. L'eccezionalità dei marmi si deve proprio alla decorazione pittorica, così rara nei marmi giunti sino ad oggi, ma soprattutto alla storia del ritrovamento dei pezzi, una vicenda « tragicomica » come l'ha definita ieri il soprintendente ai beni archeologici Angelo Bottini. Parte dei marmi, del valore di circa dieci milioni di dollari, era emigrata illegalmente dall'Italia verso il J.Paul Getty Museum per tornare nel nostro Paese solo nel 2007. Un'altra parte, invece, fu sequestrata dalla Guardia di Finanza al momento degli scavi ed è stata rintracciata nel maggio del 2006 dai carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale nei locali del Museo Civico di Foggia. Proprio grazie alle indagini dei carabinieri fu possibile ricollegare i marmi sequestrati nel 1978 e conservati a Foggia al sostegno di mensa configurato con due grifi che azzannano un cerbiatto e al podanipter (grande bacino con supporto) del Getty Museum di Los Angeles. Oggi, per la prima volta, è possibile vederli ed ammirarli ricomposti in un'unica mostra allestita al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo e aperta fino al 18 aprile. Alla fine dell'esposizione i marmi torneranno ad Ascoli Satriano, dove, secondo quanto ha dichiarato ieri Bottini all'inaugurazione, «bisognerebbe riprendere l'esplorazione del sito da cui provengono questi oggetti, perchè non è escluso che vicino alla tomba scavata dai clandestini ce ne siano altre». I marmi di Ausculum rappresentano nel loro insieme, un esempio unico di oggetti da mensa i cui significati sono ancora incerti. Alla loro originalità, relativa non soltanto al marmo, cristallino al punto da sembrare onice o madreperla, si aggiunge il valore della decorazione dipinta ancora ben conservata. Tra i numerosi corredi funebri con servizi da banchetto, questo si distingue per l'aspetto monumentale delle forme dei vasi che non presentano alcuna cavità interna, tranne il cratere, e imitano recipienti da mensa utilizzati per versare liquidi, corrispondenti a esemplari di ceramica diffusi nella produzione ellenistica del-l'Italia Meridionale. L'ipotesi è che si tratti del corredo di una tomba a camera databile nella seconda metà del IV secolo avanti Cristo. Lauretta Colonnelli