Conoscere, tutelare e valorizzare: questi gli scopi per cui l'Arcidiocesi di Firenze ha dato il via a un monumentale lavoro d'inventario dei propri beni mobili. Nei prossimi cinque anni uno staff operativo, alla cui guida scientifica è stato messo l'ex soprintendente di Firenze Bruno Santi visiterà le 318 parrocchie della diocesi fiorentina e catalogherà oltre 140mila oggetti. Insieme a lui e al team d'esperti anche Alessandro Bicchi, già Addetto al Culto nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore, che del programma per inventariare le opere ecclesiastiche è coordinatore. Ieri è stato Monsignor Claudio Maniago a presentare il grande progetto, già annunciato nello scorso autunno dall'Arcivescovo Betori. «Non esiste un catalogo dei beni culturali ecclesiastici» ha detto monsignor Maniago. «Questo imponente lavoro nasce dalla volontà di tutelare ciò che abbiamo ereditato nei secoli, mettendo a disposizione degli studiosi e della Soprintendenza un archivio completo a cui far riferimento». La CEI ha infatti attuato l'accordo con il ministero dei Beni culturali, al quale verrà consegnato copia delle schede d'inventario dell'intero patrimonio culturale. Al momento la ricognizione è cominciata nel territorio del Vicariato di San Giovanni e nel centro storico. Rimarranno escluse la Basilica di Santa Croce, di Santo Spirito, di San Miniato ed altri edifici ecclesiastici che non appartengono alla diocesi. Per l'intero lavoro sono stati stanziati circa 300mila euro l'anno, stanziati tramite i fondi provenienti dalle donazioni dell'8 per mille, aggiungendo a queste proprie risorse dei simbolici contributi offerti dalle comunità parrocchiali. Monsignor Maniago, che ha smentito la notizia del suo trasferimento, ha anche annunciato che prossimamente la chiesa di Santo Stefano al Ponte, sita nell'omonima piazza vicino Ponte Vecchio, sarà ridotta ad uso profano. «L'Arcidiocesi fiorentina ha deciso che i luoghi di culto non vengano venduti, come invece sta avvenendo in altre diocesi» ha dichiarato. «Abbiamo però scelto di destinare questo immobile ad altre attività, come concerti e appuntamenti culturali». Gabriele Ametrano