Libri e riviste raccolte dalla Società Missioni Africane. Con un sogno: "Introdurre nella scuola questa cultura straordinaria" Il cuore dellAfrica batte a Genova. Nel più importante fondo privato esistente in Italia, la biblioteca Africana Borghero, che conta con un patrimonio di circa diecimila volumi. Dove - attraverso i suoi autori, la sua storia, la sua arte - non una, ma tante Afriche parlano in prima persona. «Tutto è cominciato nel '92. Quando fu deciso che la sezione africana doveva essere separata dal seminario nel nostro istituto missionario di via Borghero 4 a Quarto», racconta padre Marco Prada della Società delle Missioni Africane. «Qui gli studenti di teologia venivano a fare ricerche, e i nostri missionari a prepararsi prima di partire per lAfrica. A quel tempo mettevamo a disposizione circa tremila volumi di materia africanistica: non erano tantissimi, ma da quel momento in poi si decise di aprire al pubblico in generale». La Società delle Missioni Africane è una comunità di missionari che dedicano la loro vita a testimoniare il Vangelo e che operano in 18 paesi del continente africano. Molti dei libri sono stati raccolti durante i viaggi vissuti da loro in prima persona. «Da poco abbiamo aderito al Sistema Bibliotecario Nazionale, e i dati sono in via di conversione e trasferimento verso quel catalogo. E possiamo dire con certezza che del 40 dei volumi nessuno in Italia era a conoscenza». In lingua inglese, francese, italiano, portoghese, spagnolo, latino. Ma anche testi scritti in lingue africane. «Sono a disposizione 300 riviste, delle quali 40 correnti», spiega la direttrice Maria Ludovica Piombino. «Romanzi in lingua originale, cataloghi di mostre e musei darte africana, periodici editi e stampati in Africa spesso acquisiti tramite i missionari. Mentre nel piano superiore della biblioteca si trova un piccolo museo darte e artigianato africano». Una formidabile raccolta libraria, non solo per il loro valore culturale ma anche per quello storico. «La nostra ambizione è quella di diventare una biblioteca di quartiere. Formare volontari, inserirci nelle didattiche delle scuole con lo scopo di diffondere la cultura africana, e sviluppare i temi dellinterculturalità». Un concetto arrivato in occidente grazie anche ad autori come Leopold Sedar Senghor, Aimé Césaire e Léon Gontran Damas, i fondatori della Negritudine. Promotori del dialogo tra le culture, dellapertura dellaltro della partecipazione alla civiltà delluniversale. Padre Marco a questo proposito è lapidario: «La verità è che non si conosce nulla dellAfrica. Eppure ci sono tanti legami con lOccidente. Forse non tutti ricordano che Somalia ed Eritrea erano ex-colonie italiane e che la loro storia è anche la nostra. Ma qui cè molto provincialismo, non cè interesse. I giornali ne parlano solo quando accade qualcosa di catastrofico. Neppure nelle scuole si studia lAfrica, o per meglio dire: le tante Afriche».