ROMA Renato Brunetta contro Gabriella Carlucci. Il decreto legge con cui il governo si appresta a regolare entro un mese le Fondazioni liriche, anticipato ieri dal Corriere, divide la maggioranza. Il ministro della Funzione Pubblica, più volte all'attacco degli «artisti parassiti», non condivide l'idea della Carlucci di far assorbire il personale eccedente dell'opera dalla pubblica amministrazione. «La pubblica amministrazione dice Brunetta non può essere un ammortizzatore sociale. Come ho già detto per Alitalia, solo i dipendenti pubblici potranno rimanere tali come previsto dal contratto e dalle leggi. Non un solo dipendente in più entrerà nella pubblica amministrazione, mi opporrei come un sol uomo e dovranno passare sul mio cadavere. Amo tantissimo Gabriella Carlucci e non so cosa significhi questa sua frase». E lei: «Brunetta ha una visione parziale, vede solo i buchi di teatri lirici. Ma ha ragione quando dice che il male nello spettacolo è dare i soldi a pioggia, a tutti. Così non sarà nella nuova legge che riguarda gli spettacoli dal vivo extra lirica». Ai sovrintendenti dei teatri lirici risulta effettivamente che, nel decreto a cui si lavora al ministero dei Beni Culturali, i contratti dei dipendenti non saranno più regolati dall'Anfols (l'associazione che riunisce le Fondazioni) e dai sindacati nazionali, ma dall'Aran, ovvero dall'organismo che definisce i contratti collettivi del personale dei vari comparti del pubblico impiego. Intanto fa discutere una delle ipotesi del decreto: i sovrintendenti nominati direttamente dal ministero. Il presidente dell'Anfols Marco Tutino: «Porterebbe a un'omologazione politica che rischia di consegnare tutti i teatri alla maggioranza di turno, con un'unica colorazione e visione estetica. Ma che le nomine siano fatte dal Comune, come avviene ora, è altrettanto sbagliato. I sovrintendenti dovrebbero essere nominati dai curriculum e dalla meritocrazia». Valerio Cappelli