Per Sandro Bondi, ministro per i Beni e le Attività Culturali, il modello utilizzato per le compensazioni al territorio dove saranno localizzate le grandi opere potrebbe ispirare una soluzione analoga nel caso delle centrali nucleari . La legge obiettivo prevede che il tre per cento dei fondi impiegati nella realizzazione delle grandi opere venga devoluto al recupero e al rilancio del patrimonio culturale nelle zone interessate. Nel caso delle centrali nucleari, il ministro pensa a sgravi fiscali, fondi diretti alle amministrazioni locali, oppure opere e infrastrutture e auspica un giusto equilibrio tra le tre soluzioni. Bondi, 50 anni, ha lunga esperienza di politica locale, dapprima come segretario della Federazione Giovanile Comunista Italiana in Lunigiana e poi come sindaco del suo paese, Fivizzano, nelle liste del Partito Comunista Italiano. Nel '94 Bondi conosce Silvio Berlusconi e dal 2001 è eletto nelle liste di Forza Italia alla Camera dei Deputati per due legislature, poi al Senato nel 2008. Da qui alla poltrona di ministro per i Beni e le Attività Culturali, il passo è breve. Una delle preoccupazioni principali in relazione alla costruzione di centrali nucleari in italia è la sicurezza delle persone e dell'ambiente. Dopo Chernobyl, sappiamo che un incidente, con vittime e danni al territorio, può accadere. Lei è stato sindaco del suo paese, Fivizzano, negli anni Novanta e ora è ministro per i Beni e le Attività Culturali. La costruirebbe una centrale nucleare vicino a Fivizzano? E può spiegarci perché? Recentemente anche un divulgatore scientifico attento e autorevole come Piero Angela, ha sostenuto che Chernobyl fu un esperimento malsano, mentre le altre centrali atomiche raramente hanno causato problemi gravi o, comunque. nonostante il pensiero comune, in numero minore rispetto ad altre fonti energetiche. Ma è logico che la politica responsabile deve decidere in base a dati certi e non sull'onda del sentimento popolare o delle credenze. Tutto sommato, oggi possiamo dire che il nucleare non solo è un'energia davvero pulita ma anche sicura. Certo. rimane il problema delle scorie e della difficoltà di custodirle. In regioni più progredite della nostra in questo settore, penso ai Paesi scandinavi, molte cittadine però si battono per poter avere le scorie e stoccarle perché, a fronte della presunta pericolosità e inquinamento, i governi statali sono disposti a risarcire i comuni che si rendono disponibili a essere sedi dello smaltimento. Prima di decidere dove saranno collocate le nuove centrali, verrà svolto uno studio approfondito sul territorio italiano per capire quali sono le zone da escludere. Poi le aziende disposte a investire faranno le loro scelte sulle aree considerate idonee e i ministeri competenti, compreso quello dei Beni Culturali, dovranno dare il loro parere sul sito prescelto. Ma già 13 Regioni si sono rivolte alla Corte Costituzionale per impugnare la Legge 99. Che potere avranno le Regioni di bloccare questi progetti? Ovviamente su molte materie e non solo quella energetica si registra un conflitto di competenze tra Stato e Regioni, spesso lungo da dirimere e poco vantaggioso per il cittadino, Su questioni come questa, sono però convinto che debbano prevalere gli interessi generali. Un po' quello che succede anche nei Beni Culturali dove la valorizzazione e la gestione può essere lasciata agli organi amministrativi periferici, ma la tutela deve restare in capo allo Stato. Allo stesso modo nel campo energetico, la decisione di dove costruire nuovi impianti energetici non può che rimanere in capo allo Stato, ovviamente sempre dopo un confronto con le amministrazioni locali coinvolte. Per instaurare un rapporto migliore con il territorio, ci sono le compensazioni. Nelle decisioni prese dal Consiglio dei ministri, quali forme di compensazione si prospettano per i territori che accetteranno di ospitare le nuove centrali nucleari? In Francìa si evitano le compensazioni in denaro direttamente agli enti locali, che potrebbero essere male utilizzate, e si privilegiano invece opere pubbliche basate sugli interessi dei cittadini. Lei che cosa ne pensa? Credo che dovranno essere studiate forme di compensazione diverse a seconda dei territori sui quali insisteranno le centrali. Si possono pensare sgravi fiscali, fondi diretti alle amministrazioni locali, oppure opere e infrastrutture anche nel campo dei beni culturali. Ritengo auspicabile un giusto equilibrio tra le tre soluzioni, e penso in particolare al principio di compensazione paesaggistica che ha ispirato una delle principali innovazioni del precedente govemo Berlusconi che ha interessato il MiBAC, ossia la costituzione di una società come ARCUS. E stato infatti deciso di devolvere tramite questa società, partecipata dal Ministero per i Beni e le Attività culturali e da quello delle infrastrutture e dei trasporti, il tre per cento dei fondi impiegati nella realizzazione delle grandi opere previste dalla legge obiettivo, che hanno un evidente impatto sul territorio, a progetti di recupero e rilancio del patrimonio culturale nelle zone interessate. Un buon modello che potrebbe ispirare una soluzione analoga nel caso delle centrali nucleari. Un altro problema è li deposito delle scorie: dopo il precedente di Scanzano Ionico, quando lei era portavoce di Forza Italia, sembra abbandonato il progetto di un deposito unico. D'altra parte è evidente il rischio cui il territorio italiano è esposto nella situazione attuale, con le scorie radioattive della prima stagione nucleare é quelle prodotte a getto continuo dagli ospedali sparse su tutto li territorio italiano. In quanto ministro, che soluzione suggerisce oggi? Ritengo che il deposito unico, qualora si realizzassero nuove centrali, sarebbe insufficiente. Ma non tenderei neppure a moltiplicare troppo i siti per stoccare le scorie, di fatto occupando tutto il territorio. La cosa fondamentale è quella di valutare con attenzione i siti, scegliendo luoghi che non siano potenzialmente tra quelli esposti ai terremoti, ai dissesti idrogeologici o ad altre calamità prevedibili. La scienza e la tecnologia comunque hanno fatto passi in avanti rispetto al passato e anche gli standard e le garanzie sono aumentate.
Attenzione al territorio e compensazioni adeguate per le nuove centrali. Il nucleare come le grandi opere.
Il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi, ha espresso la sua opinione sulle centrali nucleari in Italia. Secondo lui, il modello utilizzato per le compensazioni al territorio dove saranno localizzate le grandi opere potrebbe ispirare una soluzione analoga nel caso delle centrali nucleari. Il ministro pensa a sgravi fiscali, fondi diretti alle amministrazioni locali, o opere e infrastrutture, e auspica un giusto equilibrio tra le tre soluzioni. Bondi ha anche espresso preoccupazioni sulla sicurezza delle persone e dell'ambiente, e ha sottolineato l'importanza di valutare con attenzione i siti per lo stoccaggio delle scorie radioattive.
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