Si può amarlo o detestarlo, ma non lascia indifferenti: il cattolicesimo sociale di matrice dossettiana è uno dei filoni culturali più attivi cresciuti in terra emiliana. Tanto da lasciare un'eredità multiforme (si pensi alla sua influenza sul laboratorio intellettuale del Mulino), che trova nella bolognese Fondazione per le scienze religiose intitolata a Giovanni XXIII (www.fscire. it) un caposaldo di rilievo internazionale. Sono 6400 metri quadrati, una biblioteca con un milione di volumi e le collezioni di circa tremila riviste (spente o tuttora pubblicate), senza contare un enorme patrimonio archivistico. Lo staff di ricerca è composto di 26 persone e i costi annui di gestione ammontano a circa un milione e mezzo di euro. Il tutto consacrato alle ricerche storiche, esegetiche e teologiche in materia religiosa, con un interesse primario per il cristianesimo, ma senza trascurare il mondo ebraico e quello musulmano. Tutto comincia oltre mezzo secolo fa su impulso di Giuseppe Dossetti, giurista e partigiano cattolico, presidente del Cln di Reggio Emilia, poi vicesegretario della Dc. Nel 1953 lascia la politica attiva e si trasferisce a Bologna per collaborare con il cardinale Giacomo Lercaro. Dossetti porta la sua biblioteca in un edificio di via San Vitale, dove dà vita a un cenacolo in cui convivono l'esperienza intellettuale e quella spirituale. Quindi prende i voti monastici e in seguito, nel 1959, viene ordinato sacerdote. Con il tempo la sua attenzione si rivolge sempre più alla comunità religiosa da lui fondata, la Piccola Famiglia dell'Annunziata, mentre a prendere le redini dell'attività scientifica è lo storico Giuseppe Alberigo. Sotto la sua guida si sviluppa l'istituto di ricerche, che non perde colpi neanche quando Lercaro viene sostituito alla guida della diocesi bolognese e Dossetti prende la via della Terrasanta. Anzi via San Vitale mantiene la sua autonomia dall'Università e nel 1985 assume la veste di Fondazione: una scelta voluta dall'economista Nino Andreatta, che ne diventa presidente. Due anni fa il duo Alberigo-Andreatta è uscito di scena per la scomparsa di entrambi, a neppure tre mesi di distanza l'uno dall'altro. Alla presidenza è subentrato Valerio Onida, mentre il segretario è ora Alberto Melloni, che sottolinea come i contributi di cui vive la «Giovanni XXIII» vengano solo per il 20 per cento dalla mano pubblica (un 10 per cento di fondi statali e altrettanto di sovvenzioni regionali), mentre un'altra fetta si deve a donatori istituzionali (le fondazioni bancarie) e circa la metà a imprese private che hanno accettato di partecipare in base a considerazioni reputazionali: ritengono cioè che finanziare questa istituzione contribuisca ad accrescere il loro prestigio. D'altronde la Fondazione gode di una fama che le permette di attirare dall'estero giovani studiosi (per i quali si sta apprestando una residenza intitolata ad Andreatta), soprattutto grazie alle sue pubblicazioni, tra cui spiccano una monumentale (e controversa) Storia del Concilio Vaticano II , la rivista «Cristianesimo nella storia » e la raccolta dei decreti di tutti i Concili ecumenici. Chi s'interessa alle vicende dell'universo cristiano ben difficilmente può prescindere dall' «officina» di via San Vitale.