Da un lato la Bassa delle lotte contadine e del rock, dall'altro l'Appennino aspro con una storia di povertà e emigrazione. In fondo la Riviera, paradiso dell'«età dispari» dell'adolescenza. Tre mondi uniti da un'arteria, vera anima della regione La terra compresa fra la riva meridionale del Po, i crinali dell'Appennino Tosco-Emiliano e ilmare Adriatico fu detta dai Latini «Gallia Cispadana »: poiché non furono sufficienti a imporvi la pax romana le vittorie militari contro i turbolenti Galli Boi, alla bisogna si costruì una strada consolare lungo l'itinerario più diretto fra l'antica Ariminum, terminale della Flaminia, e il crocevia di Placentia, affacciato a vegliare sui domini dei Liguri e sulle terre a nord del grande fiume. Pensata in origine per favorire rapidi spostamenti di legionari, la «grande opera» del console Marco Emilio Lepido avrebbe nei secoli identificato l'intera regione, oggi come ieri l'unica d'Italia a prendere il nome da una strada. Ventidue secoli più tardi, la Via Emilia non è più un'arteria indispensabile aunire lepianure austere, già longobarde, della provincia di Piacenza, a Bologna e al chiassoso estro della costa romagnola; oggi le lunghe distanze si compiono in autostrada, o su rotaia, e il passeggero distratto nota appena di trovarsi come sospeso fra l'immensità della pianura fertile e il profilo dei primi rilievi d'Appennino; per le genti di qui, invece, la «Statale 9» non ha mai smesso di rappresentare una cerniera, un cordone ombelicale e un luogo dell'anima. Antica è la disputa su dove finisca l'Emilia e abbia inizio la Romagna, risolta di recente posizionando a mò di monumentum confinario, non lontano dal casello di Imola, una gigantesca biglia da spiaggia dedicata al compianto Marco Pantani. Se però è vero che l'animo umano risente del paesaggio e delle concrete condizioni sociali, non due ma almeno quattro sono le diverse anime della regione: la metropoli a bassa densità sgranata lungo la via Emilia gioca la parte del leone, separando la Bassa a vocazione agricola dall'Appennino, dove l'orizzonte si restringe e la favella si fa più parca; discorso a parte merita la Riviera adriatica, primo esempio al mondo di sviluppo urbano su larga scala pensato a misura di turista. La metropoli a bassa densità La via Emilia, con i portici e i palazzi dei suoi capoluoghi allineati lungo l'antico tracciato, ha sempre attratto genti e risorse di tutta la regione, ospitando storicamente i poteri amministrativi e religiosi, scambi di idee e istituzioni culturali, dal glorioso ateneo bolognese giù per li rami fino agli ottimi asili pubblici di oggi, e poi filande, opifici, industrie avanzate, cruciali mercati agricoli e più moderne fiere industriali e del terziario. L'intera regione è attratta e risucchiata dalla metropoli a bassa densità distesa lungo la strada: Piacenza-Parma- Reggio Emilia-Modena-Bologna-Forlì-Cesena-Rimini... Persino chi non si è mai fermato conosce il rosario delle nostre città ravvicinate; fra i capoluoghi di provincia solo Ravenna e Ferrara sono eccentriche rispetto alla traiettoria a freccia della strada maestra. Se natura e dialetti ci collocano nell'Italia settentrionale, lanostra storia èlegata indissolubilmente aitraffici, agli scambi e alle invasioni da Annibale alla Seconda guerra mondiale che hanno permesso a cartaginesi, ostrogoti, bizantini, longobardi, franchi e innumerevoli altri di visitare il cuore della penisola quando ancora non si viaggiava per diletto. Per fortuna, qualcuno arrivava in pace: molto prima che fra i giovanotti- bene prendesse piede la moda del Grand Tour, da qui transitavano con regolarità pellegrini e mercanti dell'Europa continentale, ambasciatori e alti prelati in viaggio verso Roma e studenti a migliaia del più antico Ateneo del mondo. Ne ha visti passare tanti, la Via Emilia, e non pochi di quanti sono giunti qui per motivi di studio l'hanno poi scelta come casa, questa terra ancora civile di contadini e di insigni giuristi; terra fertile, generosa, grassa, misurata ancor oggi dai vecchi non in ettari, ma in are e tornature; terra abusata, impoverita, corrotta dalle coltivazioni intensive e dagli allevamenti in batteria, tutelata, qui e là redenta, adorata, firmata, consacrata al biologico e alla riscoperta degli antichi, genuini (e talora inspiegabilmente costosi) sapori; terra di transito e di ospitalità antica, professionale, mai gratuita; terra di gente schietta, talvolta semplice, di rado grossolana, terra di voli pindarici e concrete squisitezze; terra di lavoratori stoici e orgogliosi, di cooperative e di sognatori solitari, di matti e beati, cantanti e ballerini; terra prima di marciatori su Roma e gerarchi, poi di sindacalisti e quadri del PCI, mai in grado di raggiungere la segreteria nazionale; terra di motori, anzi «Motor valley», ma anche terra di ciclisti, marciatori e maratoneti; terra di solidarietà fra pari e cortese distacco verso il forestiero; terra godereccia e paradossale, laica e baciapile, geniale e conformista, dove l'osteria, il «casino » o il pied-à-terre dell'amante non sono mai stati troppo lontani dal posto di lavoro, e spesso sulla strada di casa sifaceva tappa in confessionale: quella ènostra madre, il centro di Bologna è casa nostra così come l'autogrill Bevano Est, la stazione di Fidenza-Salsomaggiore o quella di Rimini. Filiamo dall'alba al tramonto su e giù lungo la traiettoria dell'antica via consolare, sfruttando al massimo l'autostrada e la ferrovia che oggi l'affiancano, e decidete voi se siamo i più solari fra i padani o i più organizzati fra iterroni; sì, spiegatecelo voialtri, e proclamate anche, già che ci siete, se siamo i più agresti fra le genti urbanizzate, o viceversa i più raffinati fra i campagnoli. Non ci scomporremo in nessun caso: siamo abituati da troppo tempo a sorridere di sentenze e balle di quanti passano e vanno, così l'unica opinione che ci interessa davvero è quella di chi resta, o costruisce qualcosa destinato a restare. La Bassa A nord della Via si apre a ventaglio la pianura o, per meglio dire, «la Bassa»: centinaia di chilometri quadrati di ex terreni paludosi già bonificati ai tempi dell'impero romano, in larga parte assegnati ai legionari veterani al momento del congedo, e ancora oggi intersecati dalle geometrie delle antiche centuriazioni. Solo l'argine del Po, confuso in distanza dai filari di pioppi, fa da confine all'orizzonte, e la fantasia è libera di correre nei grandi spazi... «Dalla via Emilia al West», o anche più in là. Nella Bassa emiliana dovrebbe essere obbligatorio visitare l'abbazia di Chiaravalle, la Brescello tuttora abitata dai benevoli fantasmi di Don Camillo e Peppone ai quali è dedicato un simpatico museo e la vicina, nobile, Guastalla. Ancor oggi leggere Guareschi, ascoltare Verdi fra i loggionisti del Regio di Parma (per i più giovani può andare anche un concerto rock al «Vox» di Nonantola) rappresentano esperienze iniziatiche, utili ad afferrare lo spirito dei luoghi, così come rivedere «Novecento» di Bertolucci, o percorrere in bicicletta l'infinito argine destro del Po a gara col tramonto, per poi concedersi il piacere rustico d'una doccia in locanda e una cena all'osteria. Chi non conosce Carpi e il suo «distretto della piastrella » contagiato dalla cattiva magia della crisi, e ancora quella Correggio legata al nome di un grande pittore, ma resa epica solo di recente dai libri di Pier Vittorio Tondelli e dalle canzoni di Luciano Ligabue? I buoni libri, le stazioni radio e i locali da musica qui sono come fari, capaci di rischiarare per molti chilometri il buio dei campi e il notturno respiro della terra. Proseguendo lungo imalfidi rettilinei della Bassa, propensi ad improvvise curve a gomito e quasi sempre affiancati da profondi fossi, troviamo Cento, sospesa fra l'influenza estense, quella bolognese e la rivendicazione di un'autonomia sempre mancata. Cento sono anche i campanili della pianura ferrarese e romagnola, pochi però i grandi centri: Comacchio è isolata come un fioco faro, sospesa nel suo mondo acquatico fra il mare, il Delta e le Valli; Argenta pare costruita a presidio della pianura fertile e sterminata, mentre più a sud sorgono ravvicinate Massa Lombarda, la fiera Lugo, Russi. Siamo già in piena area culturale della piadina, retropalco della California italiana, e il benzinaio potrebbe anche salutarvi con un inatteso «Ciò, boy!»; anche se intorno si vede solo campagna intervallata dal costruito di aziende agricole, profili di zuccherifici e allevamenti di pollame, non è lontano il formidabile schieramento di centri balneari suddivisi fra le quattro province (ma non dovevano abolirle?) di Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini.
Corriere della Sera
15 Dicembre 2009
Quel passaggio secolare lungo la via Emilia ha creato un vivere civile
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Enrico Brizzi
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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