la polemica L'appello contro i tagli, si moltiplicano i consensi Rylands: iniqui. Cecconi: l'arte traina l'economia Perché non si possono tagliare i fondi regionali alla cultura? Perché sarebbe da autolesionisti. Questo dicono i firmatari, l'intellighenzia veneta, dell'appello al governatore Giancarlo Galan contro i tagli previsti dal bilancio regionale. Qualche esempio? Ecco il miracolo-Cisa Palladio. Un centro studi dedicato all'architettura che, a 51 anni, si presenta come uno dei soggetti più pimpanti dell'intera regione e si classifica fra le sette istituzioni culturali italiane che l'Unione Europea ha decorato con una «A», vale a dire, ai massimi livelli scientifici di ricerca e divulgazione culturale. L'operazione Palladio (finanziamenti regionali, ça va sans dire) ha fatto vedere la mostra per il cinquecentenario a mezzo milione di persone fra Vicenza, Londra, Barcellona e Madrid nell'ultimo anno. «Si tratta, per inciso, di un gigantesco spot culturale e turistico per l'intera regione - dice dagli Stati Uniti, dove si prepara il tour d'oltreoceano della stessa mostra, il direttore del Cisa Guido Beltramini - . Credo che il segreto del Cisa sia la capacità di raccontare le meraviglie dell'architettura al grande pubblico ». Serve un po' di lungimiranza per capire la ricaduta sul turismo culturale. Gli interessi, sul medio termine, potrebbero essere alti. Lo ripete da anni il mago dell'accoppiata arte-cultura del territorio, Maurizio Cecconi, direttore del Salone dei Beni Culturali di Venezia e patron di Villaggio Globale, che ha seguito eventi come quello su Giorgione. «Dopo l'inaugurazione spiega Cecconi - c'è stato un incontro con tutte le categorie economiche di Castelfranco. Questo la dice lunga su come la cultura funzioni per l'economia. Il Veneto, più di altre regioni, ha le condizioni per moltiplicare i benefici. Dopo Giorgione ci sono gli anniversari di Jacopo da Bassano, Cima da Conegliano e Sebastiano Ricci. Possiamo limitarci alla polvere di stelle dei convegni e delle mostre o trasformare questi eventi in interventi fruttuosi per il territorio. Tagliare i fondi regionali significa sottrarre la condizione della speranza». Perde l'aplomb anglosassone persino Philip Rylands, direttore della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia: «E' iniquo che il Veneto sia così sottofinanziato rispetto alle altre regioni per la cultura. Tutto il territorio sarà impoverito, penso a Caldogno, Treviso, Rovigo e Padova che stanno crescendo sotto l'egida del portavoce di Galan Franco Miracco, che fa sì che i soldi stanziati siano spesi bene». Scendono in campo pure i rettori degli atenei veneti come Giuseppe Zaccaria di Padova: «Sostengo da sempre che la cultura è un investimento, la Regione lo fa in modo insufficiente ». Ci sono i grandi soggetti, ma anche i mille rivoli dell'underground artistico che in questi anni si sono irrobustiti. Cristiano Seganfreddo, direttore di Fuoribiennale, riconosce che c'è un nuovo fermento: «Se questa vitalità non viene sostenuta sarà stato uno sforzo inutile». Fra gli artefici della nouvelle vague artistica veneta, ora in trasferta a Roma per dirigere il Macro, Luca Massimo Barbero: «Il Veneto ha prodotto un nuovo modo di fare cultura ed è una responsabilità trasversale quella di scegliere come sostenerla, non è possibile pensare di tagliare in questo modo ». «Che noi facciamo qualcosa per la cultura in Veneto è indubitabile, - dice Pasquale Gagliardi, segretario generale della fondazione Cini, che ha da poco inaugurato la spettacolare biblioteca nella Manica Lunga noi non prendiamo un euro dal Comune di Venezia e la biblioteca è pubblica, l'unico ente che ci aiuta è la Regione». Martina Zambon