REGOLE Una volta che avremo approntato un quadro di regole certe e ridato una coerenza agli strumenti urbanistici in relazione all'insieme delle altre norme, dovremo dichiarare in modo trasparente come intendiamo conciliare ed armonizzare le principali esigenze vitali per il futuro della nostra comunità cittadina. Dobbiamo prima di ogni cosa salvaguardare la nostra magnifica città ed il suo territorio formato dalla stratificazione dell'opera dell'uomo nei secoli, per consegnarlo intatto alle future generazioni: anzi dobbiamo recuperare all'armonia urbanistica ed alla bellezza del paesaggio porzioni di città e di ambiente compromesse negli ultimi decenni da scelte avventate. Bisogna inoltre sapere indirizzare e valorizzare quella parte importante del contesto socioeconomico lucchese che vive di attività edilizia e che risponde a bisogni reali ed immediati delle persone e delle imprese. Oltretutto in un momento di crisi economica di lungo corso come quello attuale, il deprimere troppo a lungo l'attività edilizia rischia di causare contraccolpi su tutta l'economia cittadina. Ritengo allora che sia giunto il momento di dire che queste due esigenze non sono necessariamente e fisiologicamente in conflitto ed anzi che debbono convivere e trovare un equilibrio, ed in questo principalmente consiste l'opera di una saggia visione politica. Bisogna da una parte ridurre fino a fare cessare l'espansione disordinata della città verso la piana e le colline, una sorta di neoplasìa urbanistica che pesantemente condiziona i flussi del traffico, riduce sensibilmente la qualità della vita e rischia di deturpare l'immagine della città fino a ridurla a periferia anonima, dall'altra occorre creare nei prossimi mesi i presupposti per una trasparente e vigorosa ripresa delle attività indirizzando l'iniziativa dei professionisti del settore e i capitali delle imprese verso il recupero dei volumi dell'esistente soprattutto nell'immediata periferia: per fare un esempio concreto, quanti capannoni residuo di attività artigianali od industriali ormai dismesse, sorgono in mezzo ad aree residenziali e commerciali, creando fratture, senza più una accettabile giustificazione insediativa? Quante sono le case e le costruzioni in generale, (vecchie non antiche!) che non rispondono più ai parametri attuali in termini ecologici, di parcheggi o di materiali? Insomma, si può benissimo rilanciare, utilizzando intanto questi volani, l'attività economica locale senza cedere alla logica della cementificazione fine a se stessa, ed anzi riqualificando e dando decoro, anche in termini di immagine urbana, a parti importanti di città. E tutto questo procedendo lungo la rotta pilota di strumentazioni che mirino alla diffusione dei modelli virtuosi della civiltà, della cultura lucchese, al progressivo recupero della Lucca Dentro che si espande e funge da esempio alla Lucca Fuori la quale a sua volta ne sostiene la centralità e ne diventa esempio di innovazione e di progresso. È una sfida complessa, ma vale la pena di sostenerla responsabilmente vista la posta in gioco e considerato che il nostro territorio è talmente antropizzato che non possiamo permetterci il lusso di non capire e di non far capire le scelte da fare: in pochi domani ce lo perdonerebbero. È con questo sincero auspicio che vi auguro il mio personale Buon Natale. Marco Agnitti (presidente del consiglio comunale)
LUCCA - il rilancio dell'edilizia è nel recupero dell'esistente
Il presidente del consiglio comunale di Lucca, Marco Agnitti, esprime la necessità di conciliare le esigenze vitali della città con la salvaguardia del suo territorio e della sua bellezza. È necessario ridurre l'espansione disordinata della città e creare presupposti per una trasparente e vigorosa ripresa delle attività economiche. Ciò può essere fatto valorizzando l'attività edilizia e indirizzando l'iniziativa dei professionisti del settore e i capitali delle imprese verso il recupero dei volumi dell'esistente. È necessario anche recuperare all'armonia urbanistica e alla bellezza del paesaggio le parti della città compromesse negli ultimi decenni.
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