Da lunedì a venerdì prossimo si prospetta una settimana nera per i turisti degli scavi di Pompei: una raffica di assemblee è stata annunciata dai sindacati, Cgil, Cisl, Uil, Unsa, Flp-Bac e Intesa, al direttore amministrativo Giovanni Lombardi e al soprintendente Pietro Giovanni Guzzo. Pertanto, gli Scavi apriranno con due ore di ritardo. Secondo il piano, l'apertura del sito di Pompei e delle altre aree archeologiche a Sud di Napoli slitterà per cinque giorni consecutivi alle 10,30. Uno scenario già visto, che ora viene riproposto. Un dramma che, negli ultimi cinque anni, è diventato l'incubo dei visitatori: rimanere fuori dei cancelli sbarrati del sito archeologico, sotto un sole infuocato. Non mancheranno, di certo, malori, disagi e proteste degli stranieri. Molti gruppi turistici, come è accaduto in passato, saranno dirottati verso altri luoghi d'arte della Campania. Un duro colpo per l'immagine e per l'economia - già danneggiate dalle agitazioni sindacali che si trascinano da anni - del monumento archeologico tra i più visitati nel mondo. La rivendicazione dei sindacati è la stessa da sedici anni: il pagamento del lavoro straordinario svolto dagli addetti alla vigilanza degli scavi di Pompei dal 1988 al 1996. Per scongiurare la settimana di passione, annunciata dalle organizzazioni sindacali, il city manager Giovanni Lombardi, ha convocato in extremis un faccia a faccia con i rappresentanti di Cgil Cisl, Uil, Unsa, Flp-Bac e Intesa. I sindacati, comunque, non si aspettano niente di buono dall'incontro. «Ci prospetteranno altra aria fritta - dicono - come hanno solitamente fanno. Ci dispiace lasciare fuori i turisti - dicono i sindacati - ma non abbiamo altre forze. Chiudere gli Scavi è l'unico strumento in nostro possesso per dimostrare questo dissenso e richiamare l'attenzione del ministero, da sempre, sordo alle richieste che partono dai lavoratori di Pompei e dai siti periferici». Il proclama divulgato dal «coordinamento sindacale unitario», così si firmano le sigle nel documento inviato al manager e al soprintendente sulla raffica di assemblee, ha messo in agitazione gli operatori turistici. «Chiudere gli Scavi per cinque giorni di fila - lamentano i ristoratori - equivale a un danno notevole per le nostre attività. Di certo, come è già accaduto negli anni scorsi, molti gruppi che hanno già prenotato il pranzo nei locali pompeiani, diserteranno la visita, optando per altre mete culturali. Chi ci ripagherà di questi danni economici e di immagine? I sindacati? La soprintendenza? Il ministero? Invochiamo una soluzione rapida. Questo stato di cose non può mettere in crisi l'intero settore turistico».