Cantieri restaurati, via le fabbriche, ripulita laria: è la città più ecologica di Inghilterra NEWCASTLE - «Più nera di Manchester e scolpita nel carbone»: J. B. Priestley, commediografo e scrittore inglese della prima metà del Novecento, la descriveva così. Con il primo ponte ferroviario costruito al mondo, con gli altri ponti sul fiume Tyne dietro cui spuntavano i cantieri navali più vecchi dInghilterra, con una foresta di ciminiere che oscuravano il cielo con una fitta coltre di nebbia e fuliggine, Newcastle è stata a lungo uno dei centri industriali più prolifici ma anche più socialmente deprimenti della Gran Bretagna. Culla della rivoluzione industriale insieme a Manchester nellOttocento, sorge su estesi giacimenti di carbone: una città di minatori e fabbriche, grigia e dura, soffocata dallinquinamento e priva di attrattive culturali. Una piccola città operaia di duecentomila abitanti, con una sola, vera ragione di orgoglio: il Newcastle United. La squadra di calcio locale, le cui maglie bianconere hanno conquistato titoli nazionali e coppe in anni lontani, creando il mito di un club simile al panorama urbano circostante: tenace, privo di fronzoli, essenziale. Scolpito anche quello nel carbone, si sarebbe potuto dire parafrasando Priestley. Se lo scrittore redivivo tornasse oggi a visitare Newcastle, tuttavia, non la riconoscerebbe. Sparite fabbriche e ciminiere; modernizzati i vecchi ponti sul Tyne con laiuto di architetti e designer di fama internazionale; restaurati i cantieri navali in disuso, trasformati in un vivace quartiere di caffè, ristoranti, musei, locali notturni. E soprattutto ripuliti il cielo e laria dalla nube di gas nocivi che la avvelenava: trasporti pubblici a bassa emissione di Co2, la più grande rete di automobili elettriche in Europa, piste ciclabili, energia sostenibile, risparmio energetico, nuove tecnologie. Mescolate tutto insieme e si capisce perché Newcastle, la «pecora nera» (nera come il carbone, naturalmente) nazionale dal punto di vista delleffetto serra, è stata nominata questanno la città «più verde» del Regno Unito. Dallinferno del declino industriale al paradiso ecologico, in poco più di un decennio: nel 2007 la città sul Tyne era salita dal sedicesimo allottavo posto nella graduatoria annuale dellinquinamento urbano, lo scorso anno è continuato a salire fino a raggiungere il quarto posto e nel 2009 ha ottenuto il primato, assegnatole un mese fa da una giuria di esperti. «Le città con un pesante retroterra industriale fanno più fatica a voltare pagina, ma il successo di Newcastle dimostra che è possibile superare il retaggio del passato, speriamo che ispiri altre città in condizioni simili, in Gran Bretagna e altrove, a moltiplicare gli sforzi per fare altrettanto», dice Peter Madden, presidente del Forum for the Future, lassociazione che pubblica ogni anno la classifica delle città più "green" del regno. Non è casuale che un gruppo simile sia nato proprio qui: la rivoluzione industriale cominciò in Inghilterra, portando dapprima prodigiosi progressi ma col tempo anche devastanti conseguenze per lambiente e per lo sviluppo urbano. Quando negli anni Settanta lindustria siderurgica e meccanica è andata in crisi, a Newcastle, come a Manchester e in altre città del nord industriale inglese, sono rimasti solo i problemi senza più i benefici: cantieri navali fatiscenti, fabbriche spente, disoccupazione e degrado. Ma proprio quando è caduta più in basso, la città ha trovato la forza per riprendersi. Sono stati investiti milioni di sterline, sono stati fatti sacrifici, si è guardato al futuro e ai vantaggi a lungo termine. Ed ora si vedono i risultati. Ottima qualità dellaria, biodiversità, molti parchi pubblici, il miglior salmone di tutti i fiumi inglesi, una posizione davanguardia nella raccolta e nel riciclaggio dei rifiuti, un calo precipitoso delle emissioni nocive e in più ospedali ben funzionanti, due università, un aumento della aspettativa media di vita, la più eccitante vita notturna di tutta lInghilterra (gli stags and hens parties, le più scatenate feste di addio a celibato e nubilato, si fanno nei suoi pub, discoteche, night-clubs). La vittoria di Newcastle dimostra «che si può avere una crescita economica senza farla pagare allambiente», nota Madden, perché nel frattempo la città è rinata come centro di servizi e commerci. Rimane solo una macchia: la retrocessione lo scorso anno del Newcastle nella serie B inglese. Ma attualmente il club è in testa al campionato di seconda divisione con dieci punti di vantaggio sulle inseguitrici e sembra probabile che tornerà presto alle sfide con Chelsea, Manchester United e Arsenal.