Esposte su una bancarella a Marina Buttando l'occhio su una bancarella del mercatino di Marina di Grosseto, in via XXIV Maggio, uno dei finanzieri che componeva la pattuglia quel giorno in servizio aveva notato qualcosa di strano. Quelle monete sembravano troppo vere per poter essere messe in commercio: in altre parole, se erano vere sarebbero dovute stare al museo. E il commerciante, interpellato, non aveva saputo dare indicazioni sulla provenienza degli oggetti che teneva esposti per la vendita, né fornire una documentazione sull'acquisto. Molte altre di quelle monete erano state trovate a casa dalle fiamme gialle nel corso di una perquisizione avvenuta poco dopo. In tutto, erano state sequestrate oltre 200 monete. L'impressione avuta dall'occhio profano del militare era stata poi confermata da un esperto nominato dalla magistratura: non tutte ma moltissime di quelle monete erano di interesse archeologico, perché ritenute di fabbricazione romana, punica e greca, perché ritenute provenienti dall'Alto Lazio e da Siracusa. Le altre, invece, erano state riconosciute come semplici riproduzioni. Da queste premesse è nato il dibattimento che ha visto la condanna di Urbano Giambi, 59 anni, commerciante ambulante residente a Montalto di Castro, imputato di ricettazione per quanto accertato a Marina di Grosseto il 18 agosto 2002. Il pubblico ministero onorario Fidelia Dompetrini aveva chiesto 6 mesi e tale è stata la condanna del giudice Giovanni Puliatti, che ha aggiunto una multa da 600 euro ma ha concesso il condono per effetto dell'indulto. Quegli oggetti, tuttavia, dovranno essere confiscati. Difesa Serena Giannini.