PARMA - Quei quadri sono di Parmalat. A dimostrarlo sarebbe una lettera dellesperto darte Paolo Dal Bosco, consulente di Calisto Tanzi, datata 7 aprile 2004. Era da poco fallita la Parmalat, quando i legali del gruppo, guidati dallavvocato Marco De Luca cercavano di recuperare soldi da portare in dote alle cure del commissario straordinario Enrico Bondi. Risultavano una serie di pagamenti di Parmalat a favore di una società Improvvisazione Prima, controllata proprio da Dal Bosco. E le ipotesi erano che quei soldi fossero stati sottratti al fallimento. Dal Bosco, invece, rispose con una lettera, quella del 7 aprile, in cui sosteneva che non erano altro che i pagamenti per lacquisto di quadri. Ora, le fatture dacquisto dovranno essere mostrate ai giudici, per accertare la verità, visto che proprio a Rovereto presso lo studio di Dal Bosco sono state trovate tre delle ultime tele rinvenute dalla Guardia di Finanza. E perché è stato proprio Dal Bosco a intermediare buona parte degli acquisti darte di Calisto Tanzi. Se una parte della ricca pinacoteca di Tanzi risultasse della Parmalat, gli avvocati di Bondi potrebbero recriminarne la proprietà e dalla vendita recuperare altri soldi per risarcire i risparmiatori. Si tratta di 58 quadri e 5 sculture che sono state valutate tra i 10 e i 100 milioni di euro. Un range di prezzo enorme che troverà riscontro solo in una eventuale asta per la vendita. Per risarcire la società e i risparmiatori, nelludienza che si è tenuta ieri allauditorium Paganini di Parma, lavvocato De Luca ha chiesto il sequestro conservativo dei beni e analoga domanda hanno fatto gli avvocati di tutte le altre parti civili presenti. Una richiesta avanzata anche dai pubblici ministeri, Lorenzo Picciotti e Lucia Russo, per recuperare sempre dalla eventuale vendita dei quadri parte delle spese processuali. Il Tribunale deciderà il prossimo 21 dicembre, nellultima udienza utile prima del riposo natalizio. Intanto, le indagini si stanno concentrando sul ruolo dei familiari di Tanzi nelloccultamento delle opere darte, che secondo la ricostruzione della Procura sarebbero rimaste nascoste a Parma dal 2003 fino agli inizi di dicembre, quando il genero Stefano Strini, con lassenso di tutta la famiglia, avrebbe cercato di venderle. Del resto, non sembra verosimile che le tele, alcune di grandi dimensioni, possano essere state trasportate dalla casa dei Tanzi a quella di Strini, allinsaputa di tutti i componenti della famiglia. Le case sono attigue e "lagitazione" movimento per spostare le tele è stato confermato non solo da Strini, ma anche da altri testimoni sentiti come informati sui fatti. La moglie di Tanzi, Anita Chiesi, è finita per questo nel registro degli indagati.