La norma inserita nella Finanziaria che prevede come modalità di destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, quella della vendita a privati offerenti, rischierebbe, per assurdo, di rappresentare un vero e proprio regalo alle mafie. Segnatamente, è stato approvato un emendamento alla Finanziaria che prevede che i beni confiscati alle organizzazioni criminali siano venduti se la procedura di riconversione a fini sociali non si conclude entro 180 giorni. Tenuto conto che i tempi medi di assegnazione si aggirano sui due, tre anni, introdurre per legge, ben sapendo che, al momento, mancano le risorse per rispettarlo, un termine irrealistico scaduto il quale i beni debbono essere venduti al migliore offerente significa, di fatto, prevedere che la stragrande maggioranza dei beni venga venduta. Già la Corte costituzionale (ordinanza 368 del 2004) ha affermato che è ormai diffusa la consapevolezza che non è sufficiente confiscare i beni ai mafiosi. Si rende piuttosto necessario evitare che la ricchezza che questi beni possono rappresentare per la collettività vada perduta. Di conseguenza, va promosso ogni spazio affinché i beni confiscati vengano inseriti nel circuito "virtuoso" delleconomia legale. Le mafie hanno scelto di diventare "società civile diffusa" anche con la riappropriazione dei beni confiscati attraverso prestanomi e cooperative per gestire gli stessi beni. Sono i mafiosi della finanza. Perciò la lotta alle mafie oggi deve passare attraverso una strategia economica. È una lotta più difficile da combattere perché si tratta di attrezzare unegemonia culturale della legalità, una strategia economica nei processi finanziari e culturali. Se lillegalità, la corruzione e le mafie diventano il sistema regolatore dei rapporti sociali, se registriamo più "spazio criminale", occupato dalle nuove mafie, operanti in Italia e in Campania, qual è la domanda fondamentale? Laffanno della ricerca, linterrogativo nelle "quattro C": continuità, coerenza, concretezza, cammino comune, è quale politica, quali politiche per combattere le mafie, lillegalità, la corruzione? Occorre indicare risorse, strumenti, progetti, cooperazione, per lanciare un piano di prevenzione locale, nazionale ed europeo per la comunità libera dalle mafie, dallillegalità, dalle violenze, dalla corruzione, e dalla mafiosità. Un piano sociale che si riconosce nei metodi e nei contenuti della democrazia partecipata, dal consenso contrattato a un programma condiviso con i volti dei territori. In questo solco sinserisce la proposta per listituzione di un commissario regionale per i beni confiscati e il contrasto alla criminalità organizzata. Sarebbe per davvero un segnale forte se la Regione Campania chiudesse la sua legislatura con lapprovazione del disegno di legge elaborato. Detto organismo deve avere il potere di predisporre e realizzare proposte legislative in materia di confisca e lotta alle mafie, di promuovere sperimentazioni sui beni confiscati con le scuole, le università e il territorio, di favorire reti e coordinare le attività sui beni confiscati a livello regionale, di sostenere i Comuni e imprimere una visione regionalistica che individui esigenze più vaste e soddisfi bisogni diffusi, proporre percorsi di legalità, lavoro, sviluppo locale dal basso. Si tratta di favorire altresì un affiancamento dellazione amministrativa, con lerogazione di formazione pluridisciplinare volta a ottimizzare le buone prassi e ridurre le criticità dellazione della Pubblica amministrazione in questa materia. Penso anche alla presentazione di progetti per limpiego dei fondi comunitari previsti dal Pon 20072013, con linea di finanziamento proprio per detto precipuo settore operativo. Lufficio del commissario regionale può a pieno titolo costituire un punto di riferimento locale per le scuole, le università e i territori ed elaborare e sostenere la formazione alla giustizia, la prevenzione e dare impulso alla mediazione minorile, sociale e dei conflitti, facilitare percorsi di teatro, danza e musica per la legalità, perseguire, inoltre, costante attività di monitoraggio delle mafie e rapporti con le varie forze dellordine, la magistratura, la commissione parlamentare antimafia, il commissario straordinario del governo per i beni confiscati. Detta struttura è concepita anche per contribuire alla progettualità antimafie, proporre coordinamenti interregionali e favorire in collaborazione con le università, lIstituto di Storia delle mafie e dei movimenti antimafie, e il coordinamento diniziative deducazione per la legalità democratica sia fra atenei, centri di ricerca e sia con le scuole, sostenere progetti comuni con gli immigrati, avviare progetti sulleconomia criminale e le alternative di economia solidale ed ecocompatibile, perseguire attività di tutela e di conforto alle persone vittime del racket e delle mafie. Caro don Peppe Diana, questa proposta è un altro modo per ricordarti, istituzionalizzando la prevenzione contro le mafie e tentando di fare semplicemente - come tu hai fatto a costo del più alto sacrificio - il nostro dovere. Lautore è presidente del collegamento campano contro le camorre per la legalità e la nonviolenza-onlus "Gennaro Franciosi"
NAPOLI - commissario regionale per i beni confiscati
La norma introdotta nella Finanziaria prevede la vendita dei beni confiscati alle organizzazioni criminali se la procedura di riconversione a fini sociali non si conclude entro 180 giorni. Questo potrebbe rappresentare un vero e proprio regalo alle mafie, poiché i tempi medi di assegnazione dei beni sono di due, tre anni. La Corte costituzionale ha già affermato che la confiscazione dei beni non è sufficiente e che è necessario evitare che la ricchezza che questi beni possono rappresentare per la collettività vada perduta. È quindi necessario promuovere la lotta alle mafie attraverso una strategia economica.
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