«L'APPELLO è rivolto a tutti coloro che vengono in città, ma soprattutto ai fiorentini: venite a trovarci, venite a vedere i nostri laboratori, perché è dalla conoscenza che si accende l'interesse, seguito poi dalla comprensione e dalla consapevolezza di questa nostra eccellenza». La soprintendente dell'Opificio delle Pietre Dura, Isabella Lapi Ballerini, rinnova l'invito a tutti coloro che desiderano assistere a uno spettacolo per certi aspetti emozionante, come salvare e curare veri e propri capolavori e preziosi manufatti dalle insidie del tempo o dai guasti dell'uomo. A volte sono restauri sbagliati che appannano la lettura originale di un dipinto; altre volte si tratta di rimediare ai danni dell'inquinamento provocati su preziosi marmi. Altre ancora di riannodare fili che il tempo ha consumato; o di consolidare patine e colori che i secoli hanno crettato. «In ogni caso continua la sovrintendente nei nostri laboratori si può toccare con mano i tre filoni del nostro intervento: l'operatività, la ricerca e la formazione». Proprio per avvicinare il grande pubblico all'unicità del lavoro svolto dall'Opificio la dottoressa Lapi Ballerini si è inventata l'iniziativa «Effetto restauro», cominciata a maggio con le visite al grandioso intervento sulla Pala di San Zeno di Andrea Mantegna; e proseguita qualche mese fa con il viaggio nel restauro di un raffinato arazzo medievale franco-fiammingo. In entrambi i casi le visite sono state un successo. Ma la speranza è che l'attenzione verso l'Opificio cresca ancora, sia in termini di conoscenza del lavoro svolto, sia anche per il possibile sostegno che ne può derivare. L'Istituzione di via degli Alfani già da anni può contare sull'Associazione Amici dell'Opificio delle Pietre Dure «che ci sostiene, è attenta e segue i nostri programmi spiega la sovrintendente Lapi Ballerini e che noi ricambiamo con visite particolari». Un obiettivo fondamentale dell'Associazione è favorire una più profonda conoscenza dell'istituzione, «capace di coniugare tradizione e innovazione in una complessa struttura che assolve le funzioni fondamentali di formazione e conservazione». MA ANCHE i Lions di Firenze seguono da vicino e con attenzione le vicende dell'Opificio. Stavolta è il Lions Bargello che torna al fianco della storica e gloriosa istituzione con un convegno in programma nella prossima primavera, in cui soggetti pubblici e privati si ritroveranno per analizzare le difficoltà e individuare le possibili soluzioni. «Il Lions Club Firenze Bargello ha da sempre dedicato gran parte delle attività dei suoi soci alle problematiche del patrimonio artistico fiorentino spiega il presidente del club, Manfredi Burgio. E ciò perché amare una città non è solo guardarla con affetto o esserne orgogliosi, ma è anche averne cura e soprattutto fare qualcosa per essa, per cer care di superare insieme le carenze». Lo scopo del convegno è quindi contribuire ad evidenziare le problematiche dell'Opificio e trovare risorse e forze per risolvere le difficoltà. «L'Opificio è un'eccellenza fiorentina, conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo per la maestria dei restauri, per le tecniche di avanguardia usate ed inventate, per l'alta formazione dei tecnici restauratori continua Manfredi Burgio, che si dibatte per in grandissime difficoltà. Ricordiamoci che senza manutenzione e senza restauro le opere non possono sopravvivere nel tempo; senza restauratori non si possono restaurare le opere d'arte, e senza fondi non si possono formare questi ultimi, né salvare le prime».
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L'Opificio delle Pietre Dure di Firenze ha lanciato un'appello a tutti coloro che desiderano visitare i suoi laboratori e vedere i restauri dei capolavori. La soprintendente Isabella Lapi Ballerini rinnova l'invito, sottolineando l'importanza della conoscenza e della comprensione della tradizione artistica fiorentina. L'Opificio offre visite guidate ai laboratori, dove i visitatori possono vedere i restauri e la formazione dei tecnici. La sovrintendente ha anche lanciato l'iniziativa "Effetto restauro", che consiste in visite guidate ai restauri di opere d'arte.
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