Il martellatore delle statue di Venezia si è accanito in modo insospettato ma c'è da sperare che non si riproduca l' incitamento all'emulazione come nel caso dei ragazzi che tiravano i sassi dai ponti dell'autostrada . Certo sul dovere di cronaca e di analisi conseguente non si discute , però un limite c'è e varcarlo è pericoloso dato che le tendenze criminali esistono ma il "modo" di nuocere agli altri può ben essere suggerito e se un malvagio non conosce quel tipo specifico di reato non lo commette neppure . Le opere d'arte, poi, sembrerebbero più indifese degli esseri viventi ma, in linea di massima, nel nostro Paese non è così, perché, nell'immaginario collettivo , non fanno male a nessuno . Come diceva un filosofo oggi dimenticato, noi, volenti o nolenti, siamo cristiani, anzi cattolici, equamente divisi in credenti poco praticanti e praticanti poco credenti. Ma il risultato è uguale. La lunga storia ci ha insegnato, infatti, che l'arte e la cultura possono essere veicolo formidabile di ideologia ma è sempre assolutamente possibile ignorare questo aspetto, pur tanto importante e tanto bello. La progressiva scoperta della tolleranza culturale, da parte del mondo cattolico, ha fatto sì che il rapporto quotidiano, spontaneo, diretto con le cose d'arte sparse per la città, restasse sempre assistito da quel buon senso, nutrito di alta meditazione, in base a cui il quadro, la scultura, l'edificio stesso, degni di ogni rispetto e forse importanti, in ogni caso non nuocciono e non guastano. Ci sono, perché ci debbono essere, ma non sono stati fatti per turbare le nostre vite o per offenderci o aggredirci. E' rarissimo e difficile trovare qui da noi il talebano che sente il dovere di cannoneggiare le statue di Buddha perché è musulmano e Buddha è un nemico. Giorni fa Umberto Eco ammoniva i detrattori e gli estimatori di Mel Gibson : «Guardate che l'attore che fa Gesù Cristo non è Gesù Cristo» . E infatti questo è il frutto più maturo della nostra educazione : l'arte è tanto importante proprio perché è arte, cioè non un fatto inerte e inutile, ma neppure un essere vivente che è amico o nemico, che attacca e terrorizza . Questo lo possono credere coloro che sono stati educati nella perentorietà dell'Ideologia discriminante, sempre e comunque, il giusto e lo sbagliato. I rivoluzionari francesi abbatterono le statue dei Re di Francia, perché per loro quelli erano i Re di Francia . Noi sappiamo, invece, che la statua raffigurante San Francesco non è San Francesco e quando uno gli rompe le dita siamo esterrefatti perché non significa nulla averlo fatto . Ma, allora, le statue romane fatte a pezzi, i bassorilievi spezzati nei parchi divenuti pubblici, ad esempio, delle antiche Ville romane, cosa significano , e perché? Perché quando un luogo viene tenuto prima chiuso e poi si apre al pubblico è percepito come un museo e un museo implica la sorveglianza. Ci vogliono i custodi, le telecamere e gli allarmi, perché l'emulazione, giovanile o giovanilistica, nello sfasciare tutto si esercita facilmente in luoghi deputati presentati quali luoghi, chiusi e circoscritti, della conservazione di qualche cosa. Allora la rabbia o la stupidità possono spingere alla devastazione per sfregio, che è quanto di più fine a se stesso si possa immaginare. Ma in giro per la città, dove semplicemente si vive, e le opere d'arte stanno con noi e ognuno è disposto a riconoscere di avere abitato dalla nascita accanto alla antica chiesa e di non esserci mai entrato mentre c'è uno che è venuto apposta dall'Australia ......? Va bene così . Il patrimonio artistico deve essere vissuto secondo le normali modalità umane, dal massimo interesse alla quieta indifferenza. Basta sapere che c'è e che c'è chi se ne può e se ne deve occupare, dal livello della massima professionalità alla mera curiosità. Né l'uno né l'altro atteggiamento spingono a danneggiare, perché non ha senso. Abbiamo, come amministratori responsabili, la tentazione, giusta, di chiudere, mettere cancellate, porre copie al posto degli originali, per evitare guai. E' giusto e spesso necessario, ma non posso non vagheggiare tempi felici e anche recenti in cui bastava il controllo degli addetti a scoraggiare atti fuori luogo. Quando ero bambino, nella Roma di cinquanta anni fa, se giocavo sull'erba veniva il vigile e severamente mi metteva fuori . Con lo stesso criterio il vigile sapeva di dover guardare (così, meravigliosamente, si diceva ) i monumenti. "Guardare" vuol dire sorvegliare e proteggere. E' quella cosa che si chiama la coscienza civica. Ricordiamoci di guardare e saremo già convinti di come ci si debba normalmente comportare con le cose della cultura, senza che nessuno pensi di emulare l'assurdo.
I capolavori vanno blindati: è necessario
Il martellatore delle statue di Venezia è stato arrestato. Il fatto è stato considerato un atto di vandalismo. Il testo discute il tema della violenza contro le opere d'arte e la necessità di proteggere il patrimonio culturale. Il testo sostiene che le opere d'arte non sono esseri viventi e quindi non possono essere danneggiate. Inoltre, il testo sottolinea l'importanza della coscienza civica e della sorveglianza per prevenire atti di vandalismo. Il testo conclude che il patrimonio culturale deve essere vissuto con rispetto e cura, e che è necessario proteggerlo con la massima professionalità.
Il martellatore delle statue di Venezia è stato arrestato per un atto di vandalismo.
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