LA SCOPERTA. Esplorati pareti e stucchi Nei prossimi mesi una giornata di studi porterà «prove concrete» Anche dei comuni ponteggi fanno miracoli. E accorciano la strada che porterà l'Italia Langobardorum tra i beni dell'umanità Unesco. Installati lungo le pareti della navata di San Salvatore, in Santa Giulia, hanno permesso agli esperti di fotografare e toccare ciò che finora non si era mai potuto toccare. Hanno permesso a strumenti all'avanguardia di esplorare pareti, stucchi e affreschi. E ora permettono di dire che quegli affreschi sono nati con il cantiere della basilica stessa. Un'acquisizione che al profano dirà poco, ma è tale da rivoluzionare la storia dell'arte europea. Fino ad oggi si pensava che gli affreschi di San Salvatore fossero databili una cinquantina di anni dopo il completamento della basilica voluta da re Desiderio e inaugurata il 28 ottobre 763. Si pensava, insomma, che i Longobardi non fossero capaci di tanta arte e quelle pareti affrescate fossero opera carolingia. Così, almeno volevano - e vogliono ancora - gli studiosi di area tedesca. DOPO IL «MIRACOLO» dei ponteggi, una giornata di studi annunciata «fra qualche mese» dalla direttrice dei Musei Renata Stradiotti porterà «prove concrete» che le cose stanno diversamente. Poi tutto sarà messo in un volume e si dovrà spostare indietro di almeno mezzo secolo l'orologio dell'arte europea. «Per noi è una grande soddisfazione - dice l'assessore alla Cultura in Loggia Andrea Arcai -. I risultati di una ricerca doverosa che s'innesta nell'opera di valorizzazione del complesso museale di Santa Giulia ci confortano anche nel cammino che ci porterà all'esito positivo della candidatura Unesco». Ieri mattina un gruppo di studiosi italiani e stranieri si è arrampicato su quei ponteggi per toccare con mano, appunto. E Giampietro Brogiolo, dal 1981 direttore degli scavi in Santa Giulia, spiega nel dettaglio le nuove acquisizioni. Dal 1958, quando Gaetano Panazza scoprì la cripta della basilica, si è creduto che quella fosse longobarda e la basilica carolingia. Ma nel 1989 Brogiolo dimostra «che cripta e basilica sono nate insieme». Ora, gli studi stratigrafici, gli stessi chiodi senza punta inseriti nell'intonaco fresco per sostenere gli stucchi, dimostrano che anche gli affreschi sono nati con le architetture della chiesa. D'altronde, «sappiamo che il monastero aveva non meno di 40 monache - ricorda lo studioso -, troppe per stare in una chiesetta delle dimensioni della cripta». Bisogna solo convincere i tedeschi.MI.VA.