Se l' è portato via Dolcenera, trentanove anni fa. L' avevano costruito i romani, mentre marciavano verso la Gallia. Adesso mille abitanti della Bassa Valbisagno sono addirittura pronti ad autotassarsi pur di riaverlo. Cinquanta euro a testa. E ieri mattina l' architetto Matteo Marino ha depositato in Soprintendenza il progetto per restituirglielo, ci vorranno tre mesi per ottenere il nulla osta. È il ponte di Sant' Agata sul Bisagno che provaa rinascere "dal basso". Perché a dannarsi l' anima tra uffici e autorizzazioni, progetti e vincoli, su pressione degli abitanti, sono il presidente del Civ corso Sardegna, Umberto Solferino, e l' architetto Marino. Serviranno le autorizzazioni della Provincia, perché l' opera dovrà essere compatibile con il Piano di Bacino. Poi il via libera del Comune. Costerà 100.000 euro e verrà teso in tre settimane. Trentasei metri pedonali e ciclabili, in legno lamellare ricoperto d' acciaio, un soffio leggerissimo per riallacciare un filo interrotto dall' alluvione del 7 ottobre del 1970. «I residenti sono stufi di rischiare la vita sul Ponte Castelfidardo, dove si attraversa pregando di essere risparmiati dalle auto - dice Solferino - questa è un' opera che il quartiere chiede da troppo tempo, anche il municipio Bassa Valbisagno la appoggia completamente, speriamo però di non incontrare intoppi». Aveva 28 arcate, il ponte di Sant' Agata, un gigantesco azzardo lanciato sul Bisagno tra Borgo Incrociati e la strada che proseguiva verso Levante, ricostruito nel Medievo: su di lui passava l' Aurelia. Allora il Bisagno, in quel punto, era larghissimo: giustamente era stato creato un grande bacino che placasse le terribili piene del torrente. A fine Ottocento fino agli anni Venti del Novecento il ponte venne per la maggior parte inghiottito dalla città che aveva fame di strade e palazzi. Corso Sardegna e dintorni hanno sepolto (o distrutto) le campate del ponte e soprattutto quella grande area golenale dove il Bisagno poteva sfogarsi quando s' arrabbiava. E così nel Settanta è venuta giù per tre giorni quella «nera che picchia forte che butta giù le porte»e s' è portata via quel mozzicone d' antico che era rimasto. «Il ponte sarà chiusoe reso non percorribile da due sbarre radiocomandate in caso di piena del Bisagno - spiega l' architetto Marino - il Municipio ha già preso su di sé la responsabilità della gestione in questo caso. L' allerta diramato dalla Regione arriverà tempestivamente al Municipio che ne predisporrà la chiusura». Adesso il progetto parteciperà a un bando regionale per cui il 60 del costo potrebbe ricevere un finanziamento pubblico: «Per il resto, chiediamo aiuto alle Fondazioni Carige e San Paolo - calcola Solferino - ma se nessuno ci aiuterà, siamo pronti a fare anche da soli. Abbiamo raccolto mille firme, non impegnative, per chiedere la riapertura del ponte di Sant' Agata, molte di queste persone sono addirittura pronte a finanziare. Però sarebbe una cosa grave: questa è un' opera pubblica che sarà al servizio non solo del quartiere, ma della città tutta». Comincia dunque dall' acqua, il recupero di San Fruttuoso: tra sei mesi tornerà a zampillare l' antica fontana ottocentesca di piazza Manzoni che sta per essere restaurata. «Ed entro il 2010 riavremo il nostro ponte», s' impone i tempi, deciso, Solferino.
GENOVA - Arcate di storia
Il ponte di Sant' Agata sul Bisagno, costruito dai romani, è stato distrutto dall'alluvione del 1970. I residenti della Bassa Valbisagno, che hanno perso il ponte, stanno cercando di riaverlo. L'architetto Matteo Marino ha depositato un progetto per la sua ricostruzione e ha richiesto 100.000 euro. Il progetto dovrà ottenere le autorizzazioni della Provincia e del Comune. I residenti stanno anche cercando di finanziare la ricostruzione con le fondazioni Carige e San Paolo. Il progetto prevede la costruzione di 28 arcate in legno lamellare e la creazione di 36 metri di spazio pedonale e ciclabile.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo