Ringrazio per l'opportunità di dibattito che è seguita alla mia intervista di domenica scorsa sui rischi dell'alleanza con Milano. Tre erano le mie tesi: 1. È opportuno problematizzare il mito di MiTo. 2. Torino dopo i significativi risultati culminati nelle Olimpiadi sta segnando il passo 3. Occorre inventare nuovi progetti. QUANTO al primo punto non mi sembra di aver trovato smentite. Nessuno sbandiera risultati entusiasmanti, che infatti non ci sono. Semmai si dice (Oliva) che si tratta di un processo inevitabile da cui sapremo difenderci. Oppure si raccomanda (giustamente) di non fare di tutt'un'erba un fascio, e si sottolinea che occorre valutare settore per settore. Ma se le cose stanno così, come sostenevo, non c'è nessuna forza trainante del mito. Bisogna non demonizzare nulla, ma, appunto, neanche mitizzare oltre misura. Maggiori contestazioni ha ricevuto il secondo punto. Ma credo che ciò sia avvenuto a seguito di un fraintendimento. Nessuno (e tanto meno io, che credo di aver avuto parte all'inizio di questo processo) vuole minimizzare gli eccellenti risultati ottenuti, che ci collocano in una posizione privilegiata nel panorama italiano. Non si può negare tuttavia che la drammatica riduzione di risorse metta in difficoltà istituzioni grandi e piccole (potrei esemplificare, ma mi si può credere sulla parola), tanto che l'obiettivo che generalmente ci si propone è di non retrocedere. Questo però è esattamente ciò che si diceva: Torino segna il passo (e non ci consola che altri stiano peggio). Diventa così centrale la questione, solo accennata nell'intervista, di quale progetto, quale futuro, quale sviluppo. Occorre infatti nuovo slancio. Tre secondo me le linee: 1. La Grande Torino: è necessario valorizzare sotto ogni aspetto (dalla cultura ai collegamenti agli investimenti produttivi) l'area immediatamente circostante Torino. La città non si ferma alla cinta daziaria, e solo un bacino più ampio la rende veramente concorrenziale. 2. Le città devono allearsi con aree diverse e complementari. Per Torino ne ho indicate due: Genova e la Liguria, aree che si affacciano al mare e hanno caratteristiche (il porto in primo luogo) specifiche e che si possono bene integrare con la situazione geografica di Torino. Ma un vecchio studio della Fondazione Agnelli ipotizzava una macroregione che si estendeva fino all'Emilia, e mi sembra che sarebbe bene non lasciar cadere queste linee. 3. Una forte proiezione internazionale della città, che deve sfruttare la sua posizione (geografica e mentale) che la mette a metà strada tra Roma e Bruxelles. Il nostro mito deve diventare l'Europa. Come si vede, nessuna preclusione alle collaborazioni (e là dove ci siano utili, neppure nei confronti di Milano). Si tratta però di creare un reticolo dove Torino abbia una posizione centrale ed esca dalla trappola di un rapporto a due sbilanciato e infine perdente. Per evitare che queste sembrino parole, qualche linea che meriterebbe approfondire in un ruolo che veda Città, Provincia e Regione unite in un'intesa programmatica di vasto respiro. Cito qualche esempio: anzitutto una valorizzazione intenzionale dell'area vasta di Torino, con adeguati collegamenti ed eccellenze culturali dislocate. Un progetto per Venaria che la faccia diventare ogni anno il luogo in cui si raccolgono ed esibiscono le più interessanti esperienze culturali d'Europa: un anno il teatro, un altro la musica, poi il cinema, la danza, la letteratura, eccetera. Insomma Venaria come cuore pulsante dell'Europa (e non dell'Italia soltanto) al di là di un programma, pur utile, di mostre che non ne disegnano però un'identità abbastanza riconoscibile. Occorre poi sostenere Università e Politecnico in direzione di alleanze internazionali, anzitutto con la vicina Francia, più incisive anche nei percorsi didattici di ciò che offre il marginale Ateneo italo-francese. Abbiamo infatti, già a partire dall'esistente, la forza per diventare un punto di eccellenza nella ricerca. Infine, falliti i tentativi di avere stabilmente a Torino il terzo canale televisivo, si possono tentare alleanze per far nascere qui il primo canale europeo (qualcosa di più e di altro da Arte). Torino ha tutte le carte in regole per diventare una delle 4 o 5 città europee sede di importanti istituzioni della Comunità. Sono convinto che se condividessimo questi obiettivi e concordemente lavorassimo in queste (e altre) direzioni si potrebbero ottenere grandi risultati, in cui l'alta velocità Torino-Milano, che è sicuramente un'opportunità aggiuntiva, non dà vita a un'unica, improbabile, megalopoli, ma a due centri vitali, in concorrenza, ma anche capaci di collaborare quando conviene. L'ottimismo, che professo, non consiste nel dipingere di rosa l'esistente, ma ne cogliervi i germi di un futuro possibile. P.S. Leggo, dopo aver scritto, l'intervento risentito del professor Chianale. Considerare Settembre Musica, come scrive, «un festival piccolino, un poco asfittico» farà certo male a Balmas (più che a me) e sorprende dal momento che (giustamente) non si è mutata la direzione artistica. Gli incrementi numerici, che andrebbero tutti valutati, sono ovvi, dopo 8 anni e a fronte di investimenti economici di tutt'altra dimensione. Ma la questione non è questa. La domanda è: che valore aggiunto reca la contaminazione con Milano? Sembra di capire che sia difensiva: altrimenti ci avrebbero schiacciato. La Juventus con il Bayern ha puntato al pareggio; abbiamo visto come è finita. (assessore alla Cultura della Provincia di Torino)
TORINO - Cultura, guardiamo all'Europa
L'autore, assessore alla Cultura della Provincia di Torino, ha espresso le sue opinioni sull'alleanza tra Torino e Milano, sostenendo che il mito di MiTo (Milano-Torino) è da problematizzare. Secondo lui, Torino deve inventare nuovi progetti per superare la riduzione di risorse e non retrocedere. Ha proposto tre linee di azione: 1) valorizzare l'area di Torino, 2) allearsi con aree diverse e complementari, 3) una forte proiezione internazionale della città. L'autore crede che se queste linee vengono seguite, si potranno ottenere grandi risultati. Ha anche espresso la sua disapprovazione per la contaminazione con Milano, considerandola difensiva.
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