Dalla prima Effetti personali Per ora rimane il fatto che il ministero dei beni culturali, come in tante altre recenti occasioni, si è messo «un piede in bocca», come dicono gli anglosassoni, ovvero sta facendo una figuraccia. Ha sborsato tre milioni e 200 mila euro per un'opera d'arte (inizialmente con una stima d'asta di 16 milioni di euro) che dovrebbe essere di Michelangelo ma nessuno veramente lo sa e ci sono seri e autorevoli dubbi che non lo sia. Ora per prima cosa ci chiediamo come sia possibile che il valore di un opera d'arte scenda da 16 milioni a poco più di tre. Secondo, se davvero il crocifisso è di Michelangelo il valore dovrebbe essere molto più alto anche di 16 milioni. Se il ministero ha avuto uno sconto di quasi 13 milioni qualcosa di poco chiaro c'è nell'attribuzione dell'opera. Giustamente lo storico dell'arte Tomaso Montanari ha posto anche una questione di conflitto, essendo i consulenti del venditore gli stessi dell'acquirente, in questo caso il ministero. Ma l'Italia è un Paese dove il conflitto è permanente, non solo quello d'interesse ma anche quello di disinteresse: a nessuno frega nulla di nulla. In ogni caso un sovrintendente dovrebbe essere esclusivamente al servizio dello Stato stando alla larga quanto meno in termini di consulenza dagli antiquari, che per altro non fanno che il loro mestiere. Un sovrintendente non può ragionare come un antiquario, che invece può permettersi anche il dubbio di una attribuzione pur di vendere il suo oggetto. Avendo proprio la stessa Cristina Acidini dichiarato che il crocifisso «potrebbe» essere attribuito a Michelangelo, da parte sua sarebbe stato opportuno consigliare un po' più di prudenza al ministero. Certo, le attribuzioni di opere d'arte create secoli fa non sono un processo penale dove la giuria deve decidere innocenza e colpevolezza all'unanimità. Ma essendo stato molto controverso il giudizio finale, in questo caso ci doveva essere più cautela nell'acquisto. E' possibile che, con tutte le polemiche sul crocifisso nelle scuole, a Roma non abbiano voluto rischiare di dare l'impressione di essere dalla parte degli atei rifiutando l'opera. Se alla fine si arriverà alla conclusione semi-scientifica che il Cristo non è del maestro fiorentino si potrà sempre collocarlo dietro una cattedra intarsiata, attribuita al Piffetti, in una classe di quinta ginnasio con i banchi in lapislazzulo.
FIRENZE - il paese dei conflitti anche di disinteresse
Il ministero dei beni culturali ha speso 3,2 milioni di euro per un crocifisso attribuito a Michelangelo, ma ci sono dubbi sulla sua autenticità. Il valore dell'opera è sceso da 16 milioni a 3,2 milioni, il che solleva questioni sulla sua attribuzione. Lo storico dell'arte Tomaso Montanari ha sollevato il problema del conflitto di interesse tra i consulenti del venditore e dell'acquirente. Un sovrintendente dovrebbe essere al servizio dello Stato e non avere interessi personali. La stessa Cristina Acidini ha espresso dubbi sulla attribuzione dell'opera.
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