FIRENZE Il grande ciclo di affreschi che Agnolo Gaddi realizzò alla fine del Trecento per raccontare la leggenda della vera Croce, viene da oggi analizzato e poi curato grazie alla munifica offerta del mecenate giapponese Tetsuya Kuroda, coinvolto nell'operazione dagli studiosi d'arte dell'università di Kanazawa. Per confermare l'amore per Firenze e per Santa Croce in particolare, sono venuti qui l'ambasciatore Nobuko Matsuhara, diversi studiosi d'arte e un grande gruppo di amatori: il cospicuo finanziamento offerto è pari a un miliardo e 130 milioni di euro. La trecentesca basilica di Santa Croce è ricca delle opere di tanti artisti. La sua architettura, gli affreschi, le vetrate e le sepolture che le hanno valso la definizione di «Pantheon degli italiani», hanno contribuito a fare di Santa Croce un simbolo dell'arte classica italiana. In particolare, i cicli dovuti a Giotto e ai suoi allievi tra i quali Taddeo Gaddi e suo figlio Agnolo, sono oggetto di studio: l'abilità di Agnolo nel lavorare a fresco viene considerata una tecnica insuperata nei secoli. Il ciclo della vera Croce riprende la narrazione contenuta nella dugentesca Legenda Aurea ispiratrice di vari artisti e, fra gli altri, di Piero della Francesca, che ad Arezzo dipinse un secolo e mezzo più tardi. Ma la scelta degli episodi e dei personaggi compiuta dal Gaddi è suggestiva e vasta non meno delle interpretazioni più tarde. Spiega Cristina Acidini, direttrice dell'opificio delle Pietre Dure, che il ciclo di Gaddi aveva bisogno più di qualunque altra opera di attente analisi, prelievi e interventi, perché i ben mille me.tri dipinti presentano zone scure, macchie e perfino crepe con caduta di pellicola pittorica.