Anche il libro «Michelangelo scultore », firmato da Cristina Acidini, soprintendente al Polo Museale di Firenze, finirà agli atti dell'inchiesta aperta dalla Corte dei Conti di Roma sull'acquisto del crocifisso ligneo che divide il mondo dell'arte. È lei stessa a confermarlo: «Questa mattina il direttore generale da Roma mi ha comunicato che i carabinieri del nucleo tutela culturale hanno chiesto una copia del mio libro. Provvederò a mandarlo quanto prima». Cristina Acidini ha sempre sostenuto che quest'opera potrebbe essere attribuita a Michelangelo. Potrebbe, precisa. «Perché non si può dire con certezza se lo è o non lo è dal momento che non ci sono nè firme, nè documenti a provarlo dice la soprintendente Possiamo solo dire che è ragionevole attribuirlo a lui». Un'affermazione che viene fatta sull'analisi delle tecniche utilizzate. «Sicuramente spiega se ne continuerà a discutere a lungo di questa vicenda. Alla National Gallery, a cento anni dall'acquisto, si discute ancora di due dipinti incompleti». «A proporre allo Stato l'acquisto di quest'opera», ricorda la sovrintendente, «fu un antiquario di Torino. Un comitato tecnico scientifico composto da storici dell'arte del ministero esaminò la scultura più volte. Si concordò la vendita per 3 milioni e 250 mila euro, acquisto che venne poi regolarmente registrato dalla Corte dei Conti. Dopo l'acquisto gli esperti si divisero. Tra chi sostiene che l'opera poteva essere attribuita a Michelangelo e chi, invece, si dice convinto che del grande artista capace di forgiare il David o La Pietà, quest'opera non abbia assolutamente niente». A. Moll.