Può un tribunale decidere se il piccolo Cristo ligneo ora esposto a Napoli è uscito dalle mani di Michelangelo? Evidentemente no. Ma gli inquirenti, e poi forse i giudici, dovranno invece rispondere a un'altra domanda. Che si articola in due parti: la decisione di acquisire l'opera al patrimonio pubblico è stata presa nel rispetto di scienza e coscienza? E, in caso di risposta negativa, le azioni o le omissioni di chi era preposto a decidere hanno creato un danno all'erario dello Stato? Quando l'opera fu presentata agli studiosi e al pubblico per la prima volta (maggio 2004, Museo Horne di Firenze) l'allora soprintendente fiorentino Antonio Paolucci scrisse nella prefazione al catalogo: «È doveroso e necessario sottoporre l'attribuzione al fuoco di una disamina critica il più seria e il più rigorosa possibile ». E qui iniziano le domande cui la magistratura dovrà cercare di rispondere. 1) Perché tre anni dopo, ottobre 2007, lo stesso Paolucci (e poi Cristina Acidini, che gli succede) propone al Ministero di acquistare l'opera (per 18 milioni di euro) se nel frattempo quella «disamina critica» semplicemente non c'era stata? Se si eccettuano le (rispettabilissime, ma non certo neutrali) opinioni dei consulenti del mercante proprietario del pezzo, in tre anni nessuna voce positiva si era levata per plaudire ad una proposta tanto clamorosa. Anzi, l'unica recensione scientifica della mostra (peraltro ad opera della più illustre esperta di crocifissi rinascimentali, la studiosa tedesca Margrit Lisner) aveva negato l'attribuzione a Michelangelo. 2) Perché il direttore generale Cecchi e il ministro Bondi non si insospettiscono del repentino calo della richiesta, che passa da 18 a 3 milioni di euro? Proprio questa anomalia aveva messo in fuga la più prudente Cassa di Risparmio di Firenze, che pure aveva considerato l'acquisto. Né vale l'argomento che non essendo l'attribuzione documentata il prezzo sarebbe dovuto scendere: è di questi giorni la vendita di un disegno di Raffaello, egualmente non documentato, per ben 32 milioni di euro. 3) Perché il Comitato tecnico scientifico del Ministero acquisisce come relazioni scientifiche i testi pubblicati o sollecitati dall'antiquario, e quelli scritti dai funzionari proponenti? E perché lo stesso Comitato (che non conta attualmente esperti di scultura rinascimentale, né tantomeno michelangiolisti) non consulta ufficialmente quei cinque o sei studiosi il cui parere fa veramente testo nel mondo, quando si parla di Michelangelo? L'avesse fatto, avrebbe scoperto che nessuno di loro è favorevole all'attribuzione, così come non lo è la stragrande maggioranza degli storici dell'arte. L'opinione largamente prevalente è, infatti, che si tratti di un'opera seriale della fine del Quattrocento, il cui valore si aggira intorno ai centomila euro (un trentaduesimo della cifra sborsata dall'erario). Adesso, naturalmente, si registra una mezza retromarcia. Il ministro Bondi, che aveva definito l'acquisto un'iniziativa con «un significato così alto che possiamo consegnare alle generazioni future», ora si accontenta di dire che «si tratta comunque di un bene che accresce il patrimonio dello Stato» (ma a che prezzo?). La soprintendente Cristina Acidini, dopo aver illustrato il Cristo al papa e al capo dello Stato, ha ieri dichiarato che «possiamo solo dire che è ragionevole attribuirlo a lui». Quando i miei studenti escono dalla Facoltà, li aspetta un enorme cartellone pubblicitario con la fotografia dell'anonimo Crocifisso accompagnata dall'enfatica scritta: «Michelangelo a Napoli. Il Cristo ritrovato». Michelangelo: senza se e senza ma. È un po' troppo comodo ammannire certezze alle autorità e al grande pubblico e far ricomparire i dubbi quando entrano in scena i carabinieri. La vicenda Sequestri al ministero Venerdì pomeriggio è stata perquisita dai carabinieri la sede del ministero dei Beni Culturali. Nel mirino tutte le carte riguardanti l'acquisto del Crocifisso ligneo che alcuni attribuiscono a Michelangelo. La questione, però è molto dibattuta, ed è chiaro che vi è un'inchiesta in corso. L'opera d'arte costò alle casse dello Stato 3 milioni e duecentomila euro. Sequestrati gli atti.
L'intervento. Caso Michelangelo. Il crocifisso in Tribunale. L'arte attribuita dai carabinieri
Un tribunale ha deciso che il piccolo Cristo ligneo esposto a Napoli non è opera di Michelangelo. Tuttavia, gli inquirenti e i giudici devono rispondere a due domande: se la decisione di acquistare l'opera al patrimonio pubblico è stata presa nel rispetto di scienza e coscienza, e se le azioni o le omissioni di chi era preposto a decidere hanno creato un danno all'erario dello Stato. L'opera fu presentata agli studiosi e al pubblico per la prima volta nel 2004, ma tre anni dopo, il direttore generale Cecchi e il ministro Bondi proposero di acquistarla per 18 milioni di euro.
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