Il Governo minimizza gli effetti sui conti pubblici delle sentenze costituzionali sul condono edilizio. E per incassare la prima rata dell'oblazione entro fine anno e registrare nella competenza 2004 l'intero gettito della sanatoria si appresta a varare al più presto il decreto legge che corregga l'articolo 32 del decreto legge 269 secondo le indicazioni della Consulta. La parziale illegittimità della sanatoria dichiarata dalla Corte costituzionale consente infatti all'Esecutivo di salvare ancora il gettito previsto nei conti 2004, che dicono al Ministero dell'Economia anche nella realtà non sarà lontano dai 3,6 miliardi previsti. Nessuna falla, dunque, nei conti 2004 in termini di competenza, sostiene il Tesoro, anche se la riapertura dei termini imposta dalla Consulta e la rateizzazione dell'oblazione farà slittare al 2005 parte del flusso di cassa. A confermare la lettura dello scampato pericolo e la previsione ottimistica del Governo per il gettito futuro c'è una dichiarazione di Roberto Maroni all'agenzia di stampa Apcom. «Il rischio ha detto il ministro del Welfare era che la Consulta decidesse che il Governo non è competente, e allora il condono cadeva totalmente. Ma la Corte ha riconosciuto la legittinmità dei presupposti della legge, cosa che le Regioni contestavano». Maroni ha poi confermato che Tremonti «ha detto di no» quando gli è stato chiesto se la sentenza portasse effetti sul gettito. Il decreto legge di correzione dell'articolo 32 potrebbe andare all'esame del Consiglio dei ministri già sabato prossimo, con il "pacchetto manovra". In effeti, la scrittura del decreto legge non dovrebbe comportare particolari problemi, visto che il provvedimento lo ha in sostanza scritto la stessa Consulta, indicando puntualmente le prerogative che vanno riconosciute alle leggi regionali e le sette correzioni da apportare all'articolo 32. Non ci sono margini, quindi, per il Governo, per comprimere gli spazi alle Regioni in materia, per esempio, di tipologie di abusi ammesse a sanatoria. E, in termini di gettito, la questione più critica sarà per il Governo proprio la facoltà riconosciuta alle singole Regioni di escludere le nuove costruzioni abusive dal perimetro degli immobili sanabili o di ridurre le volumetrie condonabili. In sostanza, tutte le Regioni di centro-sinistra, compresa la Campania, hanno finora riconfermato che la sanatoria amministrativa riguarderà soltanto i piccoli abusi compatibili con gli strumenti urbanistici, con l'esclusione di nuove costruzioni e abusi in aree vincolate. Quel che il Governo dovrà certamente fare con il decreto legge è fissare i termini delle due scadenze che la Consulta ha imposto di riaprire: quello per il varo delle leggi regionali e quello per la presentazione della domanda di condono ai Comuni. Legato a questo secondo termine c'è anche quello del versamento della prima rata dell'oblazione, mentre "salta" il termine per il versamento della prima rata dell'anticipazione degli oneri concessori, che spetta alle Regioni determinare. È probabile comunque che il Governo decida di fissare il «congruo termine» per l'approvazione delle leggi regionali al 30 settembre o al 15 ottobre e quello per la domanda di condono al 30 novembre. Prime indiscrezioni tutte da verificare, ma che risulterebbero compatibili con l'obiettivo prioritario di arrivare all'incasso prima della fine dell'anno. L'unica questione non esplicitamente richiesta dalla Consulta su cui il decreto legge potrebbe dare un contributo interpretativo è quello del destino delle domande di sanatoria già presentate. Sarebbe forse legittimo per il Governo "invitare" le Regioni a inserire nelle proprie leggi norme che sanino integralmente le domande già presentate, anche nel caso le norme regionali risultassero più restrittive (si vedano anche gli articoli qui sotto). Presto la palla tornerà quindi alle Regioni. Quelle di centro-sinistra hanno continuato ieri a cantare vittoria. Riccardo Illy, presidente del Friutli-Venezia Giulia ha detto che ci sono nella sentenza della Consulta «alcuni aspetti molto coerenti con la posizione delle Regioni». Anche il presidente delle Marche, Vito D'Ambrosio, rileva che la Consulta «indica chiaramente i limiti della generalizzata sanatoria edilizia» e sostiene che «si apre un altro buco nella finanza pubblica». Dall'altra parte, la Liguria si dice a posto con la legge già varata. «Ci riteniamo a posto dice l'assessore Franco Orsi avendo esercitato le facoltà indicate dalla Corte». Nella legge ligure ci sono, in effetti, proprio quei paletti indicati dalla Consulta, come il limite delle nuove volumetrie sanabili ridotto da 750 a 450 metri cubi per unità. A posto dovrebbe essere anche la Puglia, mentre un altro snodo sul gettito importante sarà il Lazio, considerando che è l'unica Regioni di centro-destra ad aver presentato ricorso alla Consulta, ma anche che a Roma sono state già presentate 25mila domande di sanatoria. L'orientamento attuale sembra quello di una sanatoria comunque meno ampia di quella statale.
Condono edilizio, correzioni sprint. Il Governo prepara il decreto e conferma l'obiettivo di gettito a 3,6 mld.
Il Governo italiano sta varando un decreto legge per correggere l'articolo 32 del decreto legge 269, che riguarda la sanatoria edilizia. La Corte costituzionale ha dichiarato parzialmente illegittima la sanatoria, ma il Governo afferma che ciò non influirà sul gettito previsto nei conti 2004. Il decreto legge prevede la rateizzazione dell'oblazione e la riapertura dei termini per la presentazione delle domande di condono. Le Regioni di centro-sinistra hanno espresso soddisfazione per la sentenza della Consulta, che ha indicato i limiti della sanatoria edilizia. Il Governo dovrà fissare i termini per l'approvazione delle leggi regionali e per la presentazione delle domande di condono.
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