Due notizie apparentemente contraddittorie, ma invece strettamente connesse, o da connettere per capire, sono quelle delle ultime ore. Da un lato, la destra locale, per mezzo dei suoi rappresentanti ufficiali, sembrerebbe voler ostacolare la candidatura di Gianni Lettieri alla Regione Campania, dichiarando il proprio disinteresse a proporre un esponente della cosiddetta società civile, come il presidente dellUnione industriali di Napoli. Il motivo starebbe nella piena consapevolezza di essere allaltezza della situazione, in quanto classe dirigente, soit-disant preparata ad affrontare le prossime sfide amministrative. A tale dichiarazione alcuni aggiungono anche che lindicazione di un componente della società civile suonerebbe come una sconfitta per la coalizione di centrodestra. Ed è su questo che merita riflettere brevemente. Laltra notizia è lavvenuta approvazione del piano casa da parte della Regione Campania, con lammissione al cambio di destinazione urbanistica delle volumetrie industriali dismesse, che comporterà molte migliaia di vani promessi di conseguenza alledificazione abitativa e il definitivo varo di unurbanistica pezzottata, già più volte stigmatizzata come un gravissimo segno di cedimento della capacità amministrativa e ormai, anche in sede nazionale, indicazione di un fallimento, peraltro largamente annunciato (vedi Francesco Erbani su "La Repubblica" di giovedì scorso). Tanto peggiore ora che tale procedura, con larticolo 5, si estende, in Campania, ai Comuni desiderosi di introdurre tali norme - che consentono incrementi di cubature sulle stesse aree di sedime fino al 50 per cento - anche in aree degradate, semplicemente individuate dai consigli comunali, cioè al di fuori della sia pur mediocre procedura dei piani di recupero dettati dalla legge 457 del 1978. Tutto ciò nella più assoluta indifferenza rispetto al trend demografico e al fabbisogno di attrezzature e servizi per la sola popolazione residente attuale. Come osservato, le due notizie sono strettamente congruenti e confermano il sostanziale consociativismo, in atto non da ora, tra i due maggiori raggruppamenti politici. La prima notizia, nel porre laccento sulla deminutio che la coalizione patirebbe dallindicazione di un candidato non allineato, è in verità un formidabile autogol della destra; ma esso non sarebbe stato compiuto se non fosse stato concertato in qualche modo con laltra parte, o almeno se non fosse congruente al suo stesso modo dintendere la pubblica amministrazione. Con tale atteggiamento, inoltre, la quota minoritaria del voto dopinione è servita: quella dichiarazione significa che essa viene assai poco valutata, e soprattutto che non sintende tenere conto dei travasi che si potrebbero produrre, al momento di andare alle urne, tra i due schieramenti. Segno di un controllo del voto assai più capillare di quanto non sia quello che opera nei confronti del voto dopinione; e segno implicito che non conta fare opinione. La seconda notizia, nel dare una risposta alle istanze dei costruttori, che più volte hanno reclamato quella possibilità e che si sono visti offrire, con la legge sulla casa, una insperata occasione di modificare il piano regolatore generale nella parte che riguarda precisamente larea orientale, e non solo, tende ad assottigliare proprio la compagine che si raccoglie attorno al presidente dellUnione industriali, sottraendole una quota di consensi significativa. Ancora una volta si profila cioè il gioco delle tre carte; gioco nel quale però il vincitore, che ancora non fa capolino, già manovra al suo attivo anche attraverso le pedine degli altri. Che poi questi ne siano pienamente consapevoli, non sembra; ma una cosa è certa: entrambi i gruppi politici hanno perso una buona occasione per fare un passo avanti (non si dica «tre passi indietro», come propone Gianni Punzo, perché questa sarebbe una conquista politica, non una sconfitta) verso la partecipazione dei cittadini e la consapevolezza dei problemi urbani di lungo termine, in un clima - più che mai necessario in questi mesi - di serena, positiva ricostruzione del rapporto tra politica e corpo elettorale, logorato ormai oltre ogni limite fisiologico.