Se il centro imita i centri commerciali ha perso. Deve valorizzare quel che ha. I mercatini europei servono a poco «Finora meglio Renzi che Cenni, almeno per quanto riguarda le rispettive piazze del Duomo». Da due anni presidente della sezione pratese di "Italia Nostra", Andrea Abati ha già inviato un lungo elenco di esposti alla magistratura per segnalare i possibili scempi al nostro patrimonio storico, artistico, e culturale, messi in atto da privati, ma anche da enti pubblici. L'attenzione di "Italia nostra" pratese ha toccato anche la Valbisenzio e Montemurlo, ma Abati, noto e apprezzato artista-fotografo, ha puntato l'obbiettivo soprattutto sul nostro centro storico, anche alla luce degli ultimi provvedimenti del Comune. Quali sono i suoi obbiettivi? «Innanzitutto una campagna per la mobilità sostenibile, per una convivenza con vantaggi reciproci tra auto, bici e pedoni, nel rispetto assoluto della legalità. La sosta va consentita solo "fuori" dai marciapiedi (risistemati e fatti dove mancano) e sempre a almeno un metro dal muro come prescrive il Codice della strada. Istituire percorsi sicuri a piedi e in bici per le scuole e i luoghi di forte richiamo come biblioteche, musei, mercati, centri commerciali naturali e artificiali». Con quali risultati? «Favorendo gli spostamenti a piedi eo in bici, alleggeriamo il traffico, rendendolo più scorrevole, perchè "un pedone o una bici in più è un veicolo in meno", con meno inquinamento e più salute». Oltre al traffico? «C'è da segnalare lo stato di forte degrado di una parte importante della città, lungo la cinta muraria che viene giù a pezzi, come nella zona dell'ospedale e in piazza Mercatale. E poi ci sono le aree monumentali, "aggredite" dal parcheggio selvaggio, come piazza delle Carceri, con il Castello circondato dalle auto, anche sopra il marciapiede. Ma il discorso vale anche per piazza Duomo, San Domenico, via dell'Accademia, via Pugliesi, via Carraia, via Cairoli, invase da auto in sosta a tutte le ore del giorno». Cosa pensa dell'uso di piazza Duomo? «La piazza ha tutti i tipi di bancarelle possibili o è un parcheggio. Anche le ronde dell'esercito lasciano il bussino in sosta in mezzo e vanno a giro, spesso in macchina. Quanto alla pista del ghiaccio, la struttura è troppo grande, troppo invasiva. E chi abita nella zona si è già lamentato per il forte rumore notturno del "frigorifero". Abbiamo dei dubbi che quel rumore sia compatibile con la tutela del riposo notturno. Credo che sarà fatto un esposto». Quali soluzioni propone per il centro storico? «Certo i centri commerciali non favoriscono la riqualificazione del centro sorico, che comunque non può essere rilanciato solo come "centro commerciale" a sua volta. Occorre rivitalizzarlo, non come luogo del divertimento, ma come luogo della vita, della cultura e dell'arte. Bene la biblioteca, il Museo del tessuto, il Museo diocesano, le gallerie d'arte, per avvicinare la parte più sensibile, quella per intendersi che non va ai centri commerciali, ma che ama anche solo passeggiare». E allora i vari mercatini europei? «Se invoglio qualcuno a comprare in una bancarella tedesca, poi sarà ancora intenzionato a spendere nei negozi? I commercianti pratesi nei giovedì di luglio puntano su spettacoli nelle vie e nelle piazze. A vendere ci pensano già loro. Ora invece si invita a vendere da fuori, con bancarelle simili a quelle delle gallerie dei centri commerciali, ma lì non c'è il traffico, ci sono parcheggi a volontà e non piove mai. Se li imito, ho perso la battaglia. Devo pensare a quello che ho e valorizzarlo, possibilmente senza distruggerlo». Quali sono i problemi della "periferia"? «Le Cascine di Tavola e lo scempio compiuto. E' tutto fermo per intervento della magistratura, che ha ritenuto evidentemente fosse avvenuto qualcosa di irregolare. In proposito non abbiamo sentito una parola dalla nuova giunta. Vorrei sapere se ha intenzione, vista l'indagine in corso, di ritirare o sospendere la licenza almeno fino a sentenza definitiva». E per Gonfienti? «Fin da prima della nascita della nostra sezione abbiamo organizzato iniziative per favorire la conoscenza e la valorizzazione della città etrusca sotto Gonfienti. Bisogna, ovviamente, trovare un rapporto di convivenza con la destinazione d'uso, ma prima di tutto vengono la conoscenza, gli scavi, il recupero e la valorizzazione. E ci vorrà un museo a Gonfienti, dove presentare ai cittadini il ricco materiale recuperato». Resta sempre un esponente dei Verdi? «Dopo tanti anni forse non rinnoverò la tessera. Il "Sole che ride" è cambiato troppe volte, ma non abbastanza».