ROMA. I carabinieri dei Beni Culturali hanno acquisito le carte sull'acquisto del Crocifisso attribuito a Michelangelo da parte dello Stato lo scorso anno per 3,250 milioni di euro. La richiesta è arrivata dal magistrato della Corte dei Conti che nel febbraio scorso ha aperto un'inchiesta sull'acquisizione. Il crocifisso è una piccola scultura in legno di tiglio (misura 41,3 centimetri) che colpisce per la precisione dei tratti anatomici. Non c'è la firma e non c'è documentazione che ne accerti l'attribuzione, ma secondo gli studiosi sarebbe stato scolpito intorno al 1495 da un Michelangelo ventenne. Mostrata per la prima volta al pubblico italiano nel 2004 a Firenze, in una mostra al museo Horne, la scultura era di un antiquario torinese, Giancarlo Gallino, che a sua volta l'aveva acquistata da una famiglia fiorentina. L'attribuzione al giovane Buonarroti porta la firma degli storici dell'arte Giancarlo Gentilini, Luciano Bellosi, Umberto Baldini, che hanno studiato l'opera per oltre 15 anni e secondo i quali l'artista avrebbe raffigurato il corpo di un trentenne morto da meno di 48 ore. Tra i sostenitori dell'attribuzione michelangiolesca, l'attuale direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci e la responsabile del polo museale di Firenze Cristina Acidini.
Il crocifisso è di Michelangelo? Pagato tre milioni dallo Stato ma ci sono dubbi sull'autenticità
ROMA. I carabinieri dei Beni Culturali hanno acquisito le carte sull'acquisto del Crocifisso attribuito a Michelangelo da parte dello Stato lo scorso anno per 3,250 milioni di euro. La richiesta è arrivata dal magistrato della Corte dei Conti che nel febbraio scorso ha aperto un'inchiesta sull'acquisizione. Il crocifisso è una piccola scultura in legno di tiglio (misura 41,3 centimetri) che colpisce per la precisione dei tratti anatomici. Non c'è la firma e non c'è documentazione che ne accerti l'attribuzione, ma secondo gli studiosi sarebbe stato scolpito intorno al 1495 da un Michelangelo ventenne. Mostrata per la prima volta al pubblico italiano nel 2004 a Firenze, in una mostra al museo Horne, la scultura era di un antiquario torinese, Giancarlo Gallino, che a sua volta l'aveva acquistata da una famiglia fiorentina. L'attribuzione al giovane Buonarroti porta la firma degli storici dell'arte Giancarlo Gentilini, Luciano Bellosi, Umberto Baldini, che hanno studiato l'opera per oltre 15 anni e secondo i quali l'artista avrebbe raffigurato il corpo di un trentenne morto da meno di 48 ore. Tra i sostenitori dell'attribuzione michelangiolesca, l'attuale direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci e la responsabile del polo museale di Firenze Cristina Acidini.
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