Le buone notizie sono due. La prima è che, per una volta, quel nemico invisibile chiamato burocrazia sta per essere sconfitto. La seconda viene dalla Bagnolifutura spa, che si candida a ospitare i tesori dell'Iri: una collezione inestimabile raccolta nei 70 anni di vita di quella che fu la più grande holding industriale del mondo e che rischia, ora, di disperdersi nei mille rivoli di un abbandono annunciato. L'appello lanciato ieri dal «Mattino» viene immediatamente raccolto da Carlo Borgomeo, amministratore delegato di Bagnolifutura: «Siamo pronti a offrire i nostri spazi per ospitare l'archivio dell'Iri», dice. Non si tratta di una semplice dichiarazione d'intenti. Gli spazi ci sono e sono quelli già destinati a ospitare il Museo del Lavoro: un progetto elaborato dalla Soprintendenza archivistica per la Campania e realizzato dalla Fintecna. «Saremmo molto felici di ospitare le collezioni dell'Iri, proprio qui, nell'ex polo siderurgico di Bagnoli. L'archivio dell'Ilva, che abbiamo avuto in comodato da Fintecna, è la memoria storica di 100 anni di storia industriale della città: a questo punto è superfluo sottolineare come affiancarvi l'archivio dell'Iri sarebbe il completamento ideale ad un progetto di qualità. Bagnoli resta nell'immaginario collettivo un tempio della industrializzazione: ben vengano dunque anche le collezioni Iri». Spazi e disponibilità sono a portata di mano. E anche dalla Sorpintendenza archivistica regionale giunge l'ok ad accogliere i tesori dell'Iri. «Da parte nostra nessuna riserva - chiarisce il soprintendente Maria Rosaria De Divitiis - ed anzi non c'è dubbio che, accanto al museo che rappresenterà un patrimonio documentalmente completo, l'archivio dell'Iri sarà il valore aggiunto ad un grande progetto di qualità». Il progetto d'intervento sul grande archivio inattivo dell'ex polo siderurgico napoletano è stato varato nel 2002. La documentazione conservata è costituita principalmente da scritture sociali, contabili e tecniche oltre che dalla documentazioni delle singole aree e divisioni. Il Museo del Lavoro sarà ospitato - a meno di ripensamenti dell'ultim'ora - nel vecchio altoforno. Fin qui la proposta della Bagnolifutura. In attesa di una replica dell'Iri non resta che sottolineare ancora una volta i rischi legati alla diaspora di un patrimonio artistico inestimabile: sono infatti poco meno di 300 le opere collezionate negli anni dall'Iri. C'è di tutto: dalle tele di scuola caravaggesca a quelle di Andrea Vaccaro; capolavori della pittura moderna: da Modigliani a Carrà, Capogrossi, Cagli e Vespignani, Guttuso, Purificato e De Chirico. Ci sono poi le immagini dei primi aerei della flotta Alitalia e gli arazzi che impreziosivano la prima classe dei mitici transatlantici Michelangelo, Leonardo e Raffaello. L'idea di raccogliere questo immenso patrimonio in un unico museo permanente, scongiurando in tal modo la diaspora delle opere d'arte (o, peggio, il loro abbandono in qualche polveroso scantinato) non è nuova. Fu il critico d'arte Federico Zeri - al quale toccò peraltro l'inventario del patrimonio artistico dell'Iri - a lanciare la proposta. Ora c'è chi si fa avanti, proponendo Bagnoli come sede di una esposizione stabile. E forse il sogno di Zeri si fa più vicino alla realtà.