L'architetto giapponese Shigeru Ban è pronto. Dopo mesi di inutili ritardi e manovre italiane potrà avviare i lavori di ricostruzione della sala dei concerti "temporanea" del conservatorio Casella de L'Aquila, danneggiato dal terremoto del 6 Aprile. Sarà la sua filosofia orientale, la sua ammirazione per Claudio Abbado, o la sua grande esperienza per i progetti realizzati in zone d'emergenza di tutto il mondo, a fare di Ban un architetto veloce, disponibile ed efficiente senza alcun ombra di polemica per un episodio che ha rischiato, invece, di intaccare i rapporti diplomatici tra Italia e Giappone, a causa di un "plastico del suo progetto" presentato a tutta la stampa internazionale riunita in Abruzzo per il G8 e poi rinnegatogli poco prima dell'avvio dei lavori. "Sono andato a L'Aquila a fine giugno, a visitare il sito. Sapevo che il conservatorio era stato danneggiato e il tetto dell'abbazia di Collemaggio era crollato. Tanti studenti e i musicisti dell'orchestra sinfonica de L'Aquila avevano bisogno di rimettersi all'opera subito", racconta l'architetto Ban dal suo studio di Tokyo tra un viaggio intercontinentale e l'altro, dal Far East alla Francia dove sta realizzando il nuovo Centro Pompidou di Metz. Come mai si è impegnato in questo progetto? Secondo la ricerca fatta dal mio studio oltre il 30 per cento degli abitanti de L'Aquila, distrutta dalle continue scosse che hanno toccato picchi del 6,3 della scala Richter, vivevano per e attorno al mondo della musica. E un intervento d'emergenza andava fatto subito per ridare speranza e lavoro a molti giovani talenti, spendendo il meno possibile. Cosa avete fatto? Abbiamo individuato subito il sito. Era un posto inutilizzato, una stazione per i tram che aveva un tetto di ferro già pronto. Abbiamo parlato con il sindaco Massimo Cialente proponendogli l'utilizzo di materiali a bassissimo costo: i tubi di carta riciclabili che sarebbero stati prodotti in zona. Ha approvato l'idea e siamo andati avanti. E cosa è successo? Abbiamo preparato il progetto, trovato i primi finanziamenti a Tokyo e il primo ministro giapponese ha presentato il progetto alla stampa durante il G8. Un progetto a bassissimo costo, da poter essere realizzato in tre mesi. Potevamo costruire una struttura di oltre 3.000 metri quadrati, che avrebbe ospitato 700 spettatori con l'aiuto di volontari e studenti. Lei ha già costruito in zone colpite da catastrofi con l'aiuto di volontari e studenti? Sì, in molti paesi del mondo, in Asia, in Africa e L'Aquila mi sono messo subito in contatto con la Scuola d'Arte, i professori mi hanno dato il loro sostegno. Gli studenti lavorano meglio dei costruttori, soprattutto nelle zone che sono state distrutte da calamità naturali. Questo sistema abbatte i costi ma dà anche coraggio, aiuto psicologico a chi ha perso casa e lavoro? Certo. Il progetto aveva un budget di mezzo milione di euro. I tubi di carta che sostituiscono il legno sono molto resistenti ed economici. Ma ci hanno fatto problemi sui tubi di carta riciclabile e a quanto pare il primo sito non è agibile, per una questione di pagamenti che non è stata risolta. E adesso? Le autorità italiane si sono sbagliate, si sono scusate ma ora possiamo costruire la sala dei concerti del Conservatorio, nel sito che hanno deciso anche se il nostro intervento sarà più piccolo. Prima avevano proposto Bazzano, poi Coppito. Spero entro Natale di tornare a L'Aquila per iniziare il progetto. Ho sempre realizzato i miei progetti non ho mai fallito.