Dal 1990 è a capo di una ditta privata che restaura capolavori provenienti da tutto il mondo. Si occupa di dipinti su tela e sculture lignee policrome. Ma per il ministero dei Beni culturali Laura Amorosi, 41enne fiorentina, deve ancora dimostrare di essere una restauratrice. Lo stesso succede a Dario Perini, milanese, che lavora in proprio su opere della casa d'aste Sotheby's e di committenti privati. Come loro, circa 30 mila restauratori rischiano adesso di non essere riconosciuti come tali e di perdere i loro posti di lavoro. Nel tentativo di regolare l'accesso al mondo del restauro (cosa auspicata anche dagli stessi lavoratori del settore) il ministero guidato da Sandro Bondi ha emanato un decreto che rischia di vanificare anni di esperienza dei restauratori, come Laura e Dario, per il mancato riconoscimento delle loro professionalità. Infatti potranno accedere alla qualifica soltanto i diplomati delle scuole nazionali (ne esistono due, a Firenze e Roma, dalle quali sono uscite 1000 persone tra italiani e stranieri dal 1946 ad oggi) e i lavoratori di aziende molto importanti che possono vantare appalti statali prima del 2001. "Praticamente spiega Laura potranno abilitarsi i titolari di aziende edili che si occupano di ponteggi ma non i restauratori che prendono da loro i subappalti da sempre". In futuro, la qualifica potrà essere raggiunta tramite le scuole riconosciute e solo chi l'avrà potrà accedere ai fondi statali. In buona sostanza verrà creato un albo. Chi non ne farà parte, se ha intenzione di conquistare un appalto, dovrà assumere un direttore tecnico abilitato. "Ma io dice Laura ditta privata individuale, che mantengo una famiglia lavorando da sola da più di venti anni, come posso assumere un tecnico? Al massimo toccherà a me, con il titolo di collaboratore, andare da lui a elemosinare di entrare (ovviamente in modo precario) nella sua ditta". Infatti non potranno abilitarsi tutti i diplomati che hanno frequentato i corsi regionali e chi non può dimostrare l'esperienza professionale acquisita in anni di lavoro presso botteghe o privati. Mentre chi, tra il 2001 e oggi, ha lavorato per le Soprintendenze e ha anche certificati di buon esito, può solo sperare di superare un concorso lotteria (unico e irripetibile). Per cambiare un metodo troppo complesso di accesso alla professione, i restauratori hanno chiesto un incontro al ministro Bondi, ma non hanno ottenuto risposta, se non una proroga dei termini. E ieri sono scesi in piazza a Roma per alzare la loro voce e raccogliere le firme per una petizione da inviare al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. "Il problema spiegano i manifestanti non è il merito, perché un regolamento era necessario, ma il metodo. In questo modo restano fuori migliaia di persone che non possono dimostrare il loro lavoro, le soprintendenze che dovrebbero certificare non hanno moduli appositi e il materiale va spedito tutto per via telematica, quindi non si può discutere con nessuno della nostra professionalità". Per questo motivo piazza Santi Apostoli ieri era invasa da palloncini arancioni con una faccia triste vicino alla scritta "curriculum vitae". Il decreto ministeriale prevede che il 14 aprile venga definita la data per il concorso. "Un'altra follia spiega Laura Amorosi perché dovremo rispondere a 100 domande di cultura generale in 60 minuti. E ce ne sarà solo uno. Ma se io quel giorno avrò la febbre? O se una restauratrice sta partorendo, come fa? Il punto è che vogliono ridurre al minimo le persone che si spartiscono la torta dei finanziamenti, che negli ultimi dieci anni si sono ridotti del 75 per cento. Ora lo faranno anche con noi". "Il mio professore alla scuola regionale racconta Dario insegna anche alla Scuola nazionale. Lui non è laureato, e nel 1966 faceva le pulizie. Ma con l'alluvione di Firenze si avvicinò al restauro e oggi è uno dei più grandi al mondo. È un mestiere che si impara sul campo". Sono nella stessa condizione anche i restauratori statali, cioè coloro che hanno vinto un concorso pubblico negli scorsi anni. "È uno scandalo grida una ricercatrice pubblica dal palco perché se io ho superato l'esame significa che per lo Stato ero già abilitata, che cos'altro devo dimostrare? E se ora non superassi il concorso che cosa significa? Che lo Stato su di me si era sbagliato?".
DA RESTAURATORI A PRECARI. LO STATO VUOLE UN ESAME UNICO E IRRIPETIBILE
Il ministero dei Beni culturali ha emesso un decreto che rischia di vanificare l'esperienza dei restauratori, che devono dimostrare la loro professionalità per accedere ai fondi statali. Il decreto prevede che solo i diplomati delle scuole nazionali e i lavoratori di aziende molto importanti possano accedere alla qualifica. I restauratori che non hanno una esperienza professionale acquisita in anni di lavoro presso botteghe o privati non potranno abilitarsi. I restauratori hanno chiesto un incontro al ministro, ma non hanno ottenuto risposta. Hanno anche sceso in piazza a Roma per alzare la loro voce e raccogliere le firme per una petizione.
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