Inaugurazione Stasera riapre restaurato il Teatro Grassi di via Rovello Prima murati, saranno luogo di incontro e cultura Un teatro, il Grassi, rimesso a nuovo, e un chiostro del '400, nascosto per duecento anni, che torna a essere patrimonio di tutti i milanesi. È una magia quella che si è compiuta in via Rovello al numero 2. «È la magia del teatro», dichiara Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro di Milano-Teatro d'Europa, con gli occhi che s'illuminano. Oggi alle 18.30, alla presenza del ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi e del sindaco Letizia Moratti, in concomitanza con il quarantennale della strage di piazza Fontana, con un'antologia di letture ideata da Luca Ronconi e l'anteprima del film «Vittime » di Giovanna Gagliardo, riapre la sede storica del Piccolo. Diciotto mesi di lavori e 4,7 milioni di euro spesi: «Non abbiamo sforato di un centesimo il budget messo a disposizione dal Comune e abbiamo rispettato i tempi di consegna», dice orgoglioso l'architetto Pasquale Mariani Orlandi, direttore dei lavori. Al miracolo di via Rovello 2 una mano importante l'hanno data gli operai: 80 tra manovali, tecnici, decoratori, restauratori che da marzo 2008 hanno lavorato giorno e notte . «Per il 70 di origine nordafricana, il resto bergamaschi. Quest'opera è anche simbolo del processo d'integrazione di Milano, alla faccia di una certa politica che pensa il contrario», dichiara Escobar indicando gli ordini del giorno per le maestranze scritti in arabo. Per chi conosce il Grassi le novità stanno nei particolari: il palcoscenico è stato demolito e ricostruito con la torre scenica portata a 12 metri d'altezza, restaurate le poltrone («Sarebbe costato meno metterne di nuove», afferma l'architetto Mariani Orlandi), nonostante i timori di qualcuno non è stato toccato il soffitto progettato da Lucio Fontana, completamente rinnovati i camerini per gli artisti («Più belli di quelli della Scala», secondo Escobar), ampio restyling del foyer e della biglietteria con le pareti imbiancate e tre maestosi lampadari su disegno di Giò Ponti costati 20 mila euro l'uno, completamente rinnovata la sala regia, ora fronte palco e non più di lato come prima. Tutto da scoprire, invece, il chiostro, uno spazio pubblico a disposizione dei cittadini e che vivrà di vita propria, indipendente dalle attività teatrali. Palazzo Carmagnola, questo il nome originario dell'edificio, venne eretto nel '400 e nei secoli ne ha viste di tutti colori. A iniziare dai numerosi restauri e utilizzi: da residenza nobi-liare, prima di Francesco Bussone conte di Carmagnola che lo ricevette in dono da Filippo Maria Visconti, poi «casa» di Ludovico il Moro. Nel 1633 la proprietà passò al Comune di Milano che lo trasformò in granaio e sede del mercato delle farine. Ribattezzato Palazzo Broletto nel 1714, prima ospitò gli uffici di una banca e in seguito, fino al 1861, fu sede del Comune. Durante il fascismo venne trasformato nella base operativa della famigerata Legione Ettore Muti dove vennero interrogati e torturati numerosi partigiani. Del chiostro se ne erano perse le tracce e la vista che si ha entrando da via Dante apre il cuore. «Documenti dell'epoca raccontavano del chiostro ma, prima di iniziare i lavori, non avevamo idea di cosa avremmo trovato», dice Mariani Orlandi. Murato per duecento anni, ora è ammirabile in tutto il suo splendore. A iniziare dai soffitti, originali, in legno di castagno che prima erano occultati da uno strato di smalto marrone. Un'altra gemma tipicamente milanese, di quelle che non si espongono allo sguardo di tutti, ma si fanno cercare nelle pieghe della città. Riportate in vita anche le volte decorate che risalgono alla scuola del Bramante. Le decorazioni appaiono all'improvviso: arpie, puttini, fiori. Basta alzare lo sguardo e perdersi nella storia della città perché, dice l'architetto, «il chiostro è stato riportato a come si presentava tra il '400 e il '500». Dopo l'inaugurazione di oggi, Grassi e chiostro subiranno gli ultimi ritocchi. Poi, il 28 gennaio, con la messa in scena di «Pene d'amor perduto» di Shakespeare, Milano potrà rimettersi all'occhiello uno dei suoi fiori più belli.