Lex sovrintendente: "Dal ministero solo 20 mila euro" Spinosa contro Bondi "Non ama il Barocco" Sono trascorsi 25 anni da quando Napoli celebrò la sua "Civiltà del Seicento" con una importantissima mostra voluta dallex soprintendente Raffaello Causa e poi da Nicola Spinosa, che gli successe. Venticinque anni durante i quali le acquisizioni, gli studi, i restauri, le nuove attribuzioni sono andati avanti incessanti, fino a far sentire lesigenza di una nuova mostra: "Ritorno al Barocco; da Caravaggio a Vanvitelli". "Ritorno al Barocco; da Caravaggio a Vanvitelli", presentata ieri, aprirà i battenti stasera con linaugurazione ufficiale. «Una mostra che è anche il coronamento della grande carriera da soprintendente di Nicola Spinosa» afferma Lorenza Mochi Onori, che da appena qualche mese lo ha sostituito e che gli ha reso omaggio, confessando la sua difficoltà «nel dover essere allaltezza di chi mi ha preceduto». Così la nuova mostra diventa, inevitabilmente, la celebrazione di Spinosa, che lha voluta e curata, facendone il suo chiodo fisso negli ultimi due anni. «Erano i mesi in cui Napoli era sulla stampa internazionale per i suoi guasti, per le sue ombre. Mi sono detto, questa città ha anche altro da dire. Ha fasti, cultura, pensiero speculativo, arte. Basta parlare solo delle nostre miserie. E ci mettemmo a lavorare a questa mostra». Che poi non è "una" mostra, ma almeno sei: una per ogni sede museale napoletana: Capodimonte, innanzitutto, poi Certosa e museo di San Martino, Castel SantElmo, museo Duca di Martina, museo Pignatelli, Palazzo Reale. Per non dire dellintera città e del territorio regionale coinvolti con una serie di itinerari nei luoghi barocchi. «Riprendiamoci il nostro passato per rilanciarlo nel futuro e per rilanciare nel futuro anche - aggiunge Spinosa - questa città meravigliosa e orrenda, sciatta e seducente. Piena di contraddizioni e di contaminazioni del diverso. Una città barocca, insomma. Così questa mostra, che consapevolmente sacrifica lattenzione filologica, vuol essere anche un ritorno alla nostra storia e alla nostra identità». Un viaggio che non sarebbe stato possibile senza il supporto finanziario della Regione. «Perché - spiega il presidente Antonio Bassolino - vorremmo che questa mostra rappresenti loccasione per ripartire, per rilanciare Napoli a partire dalla sua risorsa più preziosa. È per questo che abbiamo investito in questa mostra, ed in altre iniziative culturali, risorse rilevanti». Al contrario di quanto ha fatto il Ministero per i Beni e le attività culturali: «Sapete quanto ci hanno concesso? Ventimila euro. Non un soldo in più. Quando basta per un po di opuscoletti», polemizza Spinosa, piccato anche per lassenza, ieri, del pur atteso ministro Sandro Bondi. Ed i motivi di polemica con Roma non si limitano allesiguità del finanziamento. Un braccio di ferro è in corso sulla sorte della Flagellazione di Caravaggio. «Per tre volte hanno tentato di rubarlo, quando era a San Domenico Maggiore. Allora - racconta Spinosa - si decise di portarlo a Capodimonte. Oggi è qui, ma presto andrà a Roma per una mostra su Caravaggio. Doveva essere un normale prestito, ma è giunta una lettera che mette in discussione la restituzione dellopera a Capodimonte. Così Napoli rischia di esser derubata ancora una volta dei suoi tesori». Getta acqua sul fuoco delle polemiche la nuova soprintendente, la Mochi Onori, che assicura: «La Flagellazione tornerà a Napoli, non cè motivo di dubitarne». E Bassolino chiosa: «Se ci sarà il rischio che non torni, Caravaggio non si muoverà di qui». La vicenda è in realtà più complessa, non solo perché la mostra romana dovrebbe iniziare prima della fine di questa sul Barocco, ma anche perché il Caravaggio in questione appartiene al ministero dellInterno, non ai Beni culturali. "Ritorno al Barocco", intanto, non ha ancora aperto le porte che già si pensa di prolungarne la durata, magari facendone slittare la chiusura dall11 aprile (data ufficialmente prevista) ai primi giorni di maggio.