ROMA- Ancora senza risultato la caccia al vandalo che tre giorni fa ha scheggiato a martellate un capitello di Palazzo ducale, dandosi poi alla fuga. E l'allarme continua a montare perchè si è scoperto che analoghi sfregi sono avvenuti anche in altre zone della città: distrutta una statuetta della Madonna collocata in un sottoportico nei pressi del Campo della Ruga, danneggiato un rilievo marmoreo che effigiava di S.Pietro incassato all'angolo di una calle vicina. Il sospetto che comincia a farsi strada è che non si tratti del gesto di un folle ma di un'azione vandalica mirata contro simboli della cristianità, che potrebbe ripetersi contro altri monumenti. Ad avanzarlo, dopo un sopralluogo sui luoghi dei vari attentati, è stato il soprintendente ai beni artistici di Venezia Giorgio Rossini, che ha subito dopo diffuso un accorato appello alla vigilanza rivolto a cittadini e turisti. « Senza allarmismi, senza creare miti alla Unabomber- ha detto- è bene che ogni residente e ogni passante segnali subito ai carabinieri se ha riscontrato danni ad opere d'arte , se ha notato situazioni anomale o se ha visto persone causare danni al patrimonio della città». «Vigilare a tutto campo - ha però aggiunto- è difficile. Stiamo chiedendo di intensificare i controlli, ma nelle zone più periferiche, più decentrate diventa impossibile». Una dichiarazione d'impotenza tutt'altro che rassicurante, che moltiplica la preoccupazione per altri monumenti e tesori d'arte esposti senza protezione all'aperto in altre città d'Italia. « E' vero- ammette l'architetto Massimiliano Fuksas- impedire azioni vandaliche come questa, specialmente se nascono da raptus improvvisi e imprevedibili, è impresa disperata. La storia è purtroppo piena di episodi come questi, dal martellatore che si accanì contro la Pietà di Michelangelo, allo squilibrato che a Firenze mutilò il David, sempre di Michelangelo, in Piazza della Signoria. Il guaio è che stanno divenendo sempre più frequenti e diffusi. E' anche il dazio inesorabile che si paga ad una società di massa. Alla legge dei grandi numeri. Una città museo come Venezia è invasa ogni anno da milioni di turisti, e lo stesso succede a Roma, a Firenze, ad Assisi». «I rimedi? Le contromisure? No, non credo- prosegue Massimiliano Fuksas- che si possano imporre vincoli di visite a numero chiuso. E ancor meno ingabbiare dietro recinzioni e transenne tutti i tesori all'aperto. Sarebbe una scelta insensata e incivile. Bisogna invece lavorare sull'educazione e l'informazione. E coinvolgere i cittadini, responsabilizzarli. A Roma ad esempio l'apertura gratuita della Via Sacra come strada d'attraversamento urbano non ha prodotto danni o degrado, ma ha fatto al contrario calare furti e atti vandalici». Concorda anche l'assessore alla cultura Giani Borgna. «Il vero segreto- sostiene- è far vivere la città, aprire a manifestazioni e spettacoli luoghi e piazze del centro, offrire calamite e occasioni a chi vi transita o ci si raduna. Solo così si rafforza il senso d'appartenenza che è lo scudo migliore per proteggere le opere d'arte più esposte. Poi certo servono anche i controlli. Tra le misure preventive più efficaci è il monitoraggio delle aree a rischio con telecamere. Da quando abbiamo istallato questo tipo di copertura nelle zone archeologiche e in alcune piazze-salotto il bilancio dei gesti vandalici è nettamente calato. Ma non bisogna illudersi, restano sempre zone scoperte, specie di notte. Penso al Pincio, dove gruppi di balordi continuano a mutilare le statue, anche se per proteggere gli originali, le abbiamo sostituite con calchi».