Da Capodimonte a Palazzo Reale: sei grandi esposizioni celebrano una stagione artistica che vide la città come grande protagonista. Lo testimoniano le opere di Caravaggio e Salvator Rosa, Ribera e Luca Giordano "Questa categoria è una metafora della nostra terra, costante incrocio o contaminazione di passato e presente, di cosmopolitismo e provincialismo" Si tratta di un percorso che rende conto del linguaggio coniato dagli autori e che ha coinvolto tutta larea del Mediterraneo Greca, romana, angioina, aragonese, borbonica e italiana ma sempre Napoli. Sotterranea e solare, oscura e luminosa, mai abbastanza indagata, mai abbastanza studiata. Fonte di gioia e di felicità, e causa di disperazione e invettive, di grandi rivoluzioni, conversioni e abiure, cambiamenti epocali, religiosi e laici. Napoli, con la sua grande e molteplice cultura, viene di nuovo illuminata a tutto campo nella rassegna Ritorno al barocco, da Caravaggio a Vanvitelli che viene presentata nei sei musei principali della città dal 12 dicembre al 12 aprile 2010. Un tour de force, ideato da Nicola Spinosa, soprintendente dei beni artistici e storici di Napoli dal 1984. La civiltà napoletana ci viene proposta soprattutto attraverso la pittura, i suoi artisti hanno coniato un linguaggio particolare e inimitabile che ha coinvolto tutta larea mediterranea. Salvator Rosa da Napoli va a Roma, Caravaggio da Roma viene a Napoli e cambia la sua maniera, Andrea de Lione arriva fino in Francia. I grandi spagnoli, da Ribera a Velasquez hanno trovato committenza e ispirazione a Napoli così come Luca Giordano ha lavorato per la Spagna. Barocco certo, stupefacente magnificenza nei palazzi e nelle chiese, ma atmosfera da Santa Inquisizione mai. Anzi la ritrattistica è spesso più che laica, ironica e trasgressiva, come ci tramandano Solimena o Bonito o Traversi, così come laiche sono le scene di genere di Micco Spadaro, che raccontano il popolo napoletano padrone nelle strade sempre affollate di quella che era una delle più grandi città dEuropa. Civiltà altissima dunque fiorita in particolar modo quando Napoli tornò con Carlo III di Borbone al ruolo di prestigiosa capitale di un regno indipendente. Nelle sue chiese un fiume di pittura accompagna la ricchezza dei marmi preziosi, degli altari fastosi e dei pavimenti colorati. Ma non solo di pittura si parla nella rassegna. A Napoli dobbiamo la musica di Cimarosa, di Pergolesi e di Niccolò Porpora, lingegno cosmopolita dellabate Galiani, di Antonio Genovesi o di Gaetano Filangeri. A Napoli venivano a svernare inglesi e tedeschi, francesi e russi, e, come ci confermano i diari dei viaggiatori si andava a teatro tutte le sere per ascoltare le più incantevoli voci del mondo come quella del celebre castrato Farinelli ritratto da Giaquinto. Ma perché Ritorno al barocco? Perchè Spinosa ha voluto non solo ritrovare la memoria storica della grandezza della civiltà napoletana, ma ha voluto anche rendere omaggio a Raffaello Causa che per primo nel 1979 inaugurava a Capodimonte Civiltà del Settecento a Napoli , una mostra fondamentale da cui partì la riscoperta della cultura figurativa napoletana: da allora vi sono state donazioni importanti, sono nate nuove collezioni, e non solo a Napoli, di singoli privati o di banche e fondazioni bancarie. Questo Ritorno al barocco quindi non solo vuole essere memoria delle tante mostre passate, ma vuole dar conto dei progressi compiuti, degli studi successivi e delle nuove scoperte. Le sedi museali dove si svolge questo percorso che comprende circa 500 opere sono sei: Capodimonte, Castel SantElmo, la Certosa e il Museo di San Martino, il Museo Pignatelli e Palazzo Reale. Ma non basta, il percorso coinvolge lintera città e il territorio regionale con 51 itinerari nei luoghi barocchi, chiese, collegiate, certose, palazzi e musei regionali. Dipinti sì, ma anche e per la prima volta tanti e importanti disegni per lo più sconosciuti, e poi arredi, sculture, gioielli, tessuti, ceramiche e porcellane. Perchè fu proprio a Capodimonte che Carlo III di Borbone appena giunto a Napoli da Parma fondò una delle manifatture di porcellana più preziose dEuropa. Non dimentichiamo che Roberto Longhi chiamava la porcellana la regina del Settecento, e Carlo III aveva come moglie Maria Amalia di Sassonia (che il segreto della composizione della porcellana lo conosceva bene), figlia di Augusto III, e che fin dal 1743 partecipò attivamente alla realizzazione della Real fabbrica di Capodimonte istituita proprio per imitare la fabbrica che suo padre aveva fondato a Meissen. Di queste opere che provengono da tutto il mondo gran parte sono inedite o appena restaurate per loccasione. Il cuore della mostra è naturalmente Capodimonte, dove nelle sale della cosìddetta "galleria napoletana", dopo Caravaggio troviamo Battistello Caracciolo e Ribera, Massimo Stanzione e Andrea Vaccaro, Micco Spadaro e Bernardo Cavallino, Luca Giordano e Solimena. Tutta la robusta, ricca ed esuberante pittura post-caravaggesca che già presenta colori e umori ben diversi da quelli del grande esule lombardo che, ricordiamo arriva a Napoli la prima volta, braccato e disperato nel 1606 e impressionato dallatmosfera della città cambia la sua maniera. Alcuni degli artisti nominati li ritroviamo a San Martino e non solo nella sua chiesa vero "teatro del sacro" ma anche nella celebre farmacia e nelle sale che ospitano le immagini e le memorie della città, dalle più antiche come quella di Didier Barra, fino a quelle illuministe di Gaspar van Wittel. Al Museo Duca di Martina conosciuto anche come la Floridiana, squisita piccola magione che si affaccia sul mare al Vomero sepolta in un magnifico giardino di camelie, troviamo soprattutto maioliche, porcellane, argenti, vetri e cere colorate, un vero trionfo di oggetti rocaille presentati da Michele Jodice. Dalla Floridiana si passa a Villa Pignatelli che ospita unampia selezione di nature morte. Poi tocca a Palazzo Reale con la cartografia e i disegni di architettura, oltre al grande presepe del Banco di Napoli. Da Palazzo Reale si godono le vedute di una "certa" Napoli, da un lato quella del vecchio porto borbonico con larsenale e dallaltro quella sulla piazza semicircolare detta del plebiscito, con la statuaria equestre di Canova simbolo dellinizio del "nuovo" e non sempre fortunato cammino di questa problematica città. Ma non ci si deve fermare qui. Altri itinerari vengono proposti, tappe nella città come il Pio Monte della Misericordia con la Madonna della Misericordia di Caravaggio e a Palazzo Zevallos lultimo dipinto del maestro, la tragica e argentea SantOrsola trafitta dal tiranno,e poi ancora la quadreria dei Gerolomini, la chiesa della Nunziatella la Gesù Nuovo, la Cappella San Severo, il Tesoro di SanGennaro. In fondo tutta la città è in mostra. Spiega Nicola Spinosa nel catalogo edito da Artem: "Barocco quindi come "metafora" o meglio come condizione permanente, di Napoli, () costante incrocio o contaminazione di passato e presente, di cosmopolitismo e di provincialismo. Quella del barocco è stata una lunga stagione di straordinaria vitalità. Ieri come fu negli anni da Caravaggio a Vanvitelli e come vorremmo anche oggi".