Nella cappella del cimitero di Porto Ercole dove si cercano le ossa del Caravaggio, confusa tra i vari studiosi e la piccola folla di curiosi, è stata notata anche Giovanna Anastasia, che osservava con aria scettica lo svolgersi delle operazioni. La dottoressa Anastasia, laureata in lettere antiche e specializzazione in archeologia, è stata tra le protagoniste delle ricerche sugli ultimi giorni che Michelangelo Merisi trascorse a Porto Ercole e non ha nessuna difficoltà a darci la sua versione dei fatti. «Lui (Michelangelo Merisi) non aveva più una lira, perché tutti i soldi li aveva dati a quelli che l'avevano arrestato. Dopo la sua morte fu sepolto, nel cimitero di San Sebastiano, dove è stata poi ritrovato». Quando è avvenuto lo smantellamento e il relativo dissotterramento delle salme dal cimitero di San Sebastiano? «Avvenne nel 1956, verso la metà di settembre. Io sono andata a controllare l'archivio del Comune, e ho visto le delibere e quanto riguardava quei lavori. Mi ricordo che quando lo trovarono, fu scritto un articolo su "Il Telegrafo", purtroppo quando sono andata a ricercare l'articolo presso la redazione di Grosseto mi dissero di non averlo. A Livorno dissero che c'è stata una perdita d'acqua ed era andato distrutto l'archivio di quegli anni. Sono andata allora a Follonica. Quando ho ritrovato il periodo tra il 12 e il 18 di settembre 1956, ho trovato tutti gli articoli ritagliati e portati via». Ma lei la salma del Caravaggio l'ha vista? «Sì, certamente; era avvolta nei resti di un mantello che fu appoggiato su un muretto dove erano stati allineati i teschi rinvenuti nelle tombe demolite. Mentre procedevano i lavori di trasferimento delle salme è uscita fuori questa bara piuttosto sciupacchiata. Sopra c'era una targhetta dove era scritto: Mechelagnolo Merisi 1579 - 1609 Dipintore. Lui era avvolto nei resti di un mantello nero su cui era ancora visibilissimo il disegno della croce dei Cavalieri di Malta, rossa profilata con un cordoncino d'oro. Proprio in questo mantello sono state raccolte le ossa». E sono state portate nel nuovo cimitero? «No». Alla domanda di dove sarebbero state portate non risponde, ma la signora Anastasia fa un cenno con la testa ed indica la zona dove sorge la chiesa di S. Erasmo.