Il regista sorpreso dalla decisione: «Abbiamo bisogno del finanziamento statale, nessuno vuole beatificare un bandito» "NON DELIBERABILE". Una zeppa inattesa per "Il fiore del male", ovvero la storia del bandito Vallanzasca secondo Michele Placido. Primo ciak previsto l'11 gennaio a Milano, contando su un cast mica male: Kim Rossi Stuart, Valeria Solarino, Paz Vega, Filippo Timi, Francesco Scianna, il giovanotto di "Baarìa". Proprio così: "non deliberabile". È scritto sul sito del ministero ai Beni culturali, dove si dà conto di quanto deciso dalla commissione (interesse culturale nazionale) il 4 dicembre. In quell'occasione gli esperti hanno promosso 17 film, tra i quali "Cose dell'altro mondo" di Francesco Patierno e "Fuoco amico" di Enzo Monteleone, rinviato a marzo altri 5 progetti, e nei fatti congelato il Vallanzasca di Placido, insieme a "Rudy Valentino" di Nicola Cirasola. Probabile che il no abbia ragioni squisitamente tecniche legate al profilo imprenditoriale della Cosmo di Elide Melli, produttrice insieme alla 20th Century Fox Italia. Mancherebbero i pre-requisiti necessari a ottenere la delibera. Osvaldo De Santis, della Fox, sdrammatizza: «Roba di adempimenti formali, credo. Domani c'è una riunione apposta. Non fermeranno il corso delle riprese». Tuttavia non è un segreto che il film sul "bel René", costo tra i 6 e i 7 milioni di euro, stia sulle scatole a molti. Lunedì scorso Vallanzasca, condannato a quattro ergastoli ma temporaneamente fuori prigione per motivi di salute, era atteso a Courmayeur per un dibattito sul libro di Carlo Bonini, appunto "Il fiore del male". Bufala o no, alla fine l'ex criminale non s'è visto. Intanto, però, risulta che al ministero vedano con perplessità l'idea di rappresentare al cinema Vallanzasca "come una sorta di Robin Hood", per quanto "oggi poveraccio"(intervista di Placido a "Repubblica"). Impegnato nei provini, l'attore-regista fa un salto sulla sedia. «È un fulmine a ciel sereno, un colpo al cuore! Sarà un caso, ma quando si fanno progetti ambiziosi nascono sempre difficoltà tecniche» mastica amaro. «Abbiamo chiesto un finanziamento di 1 milione e 700 mila euro, sapendo che sarà un film impegnativo, tale da richiedere una parziale copertura statale. Ora che facciamo? Potremo partire l'11 gennaio?». Placido prova a scherzare: «La prossima volta presento un film su San Gerardo Maiella, almeno passa subito». Non gli va di farsi inchiodare alla frase di un'intervista. «Quando dico Robin Hood, intendo che la malavita lo vedeva così, perché rubava ai ricchi, ai Turatello, per aiutare le famiglie dei detenuti. Ho fatto un film su Ambrosoli, il mio impegno civile, sociale e politico è fuori discussione. Per "Il grande sogno" ho anche rinunciato ai soldi pubblici. Nessuno vuole "beatificare" Vallanzasca o glorificarne le gesta. Sarà un percorso alla "delitto e castigo", la storia di un delinquente oggi pentito che prova a riscattarsi. Si può citare Dostoevskij o no?». Placido è un torrente in piena. "Ma perché nessuno protesta in Francia se fanno un film su Mesrine o in America su Dillinger? Da noi scatta subito il sospetto. Non voglio assolvere Renato, però mi piace raccontare il lato oscuro degli uomini». A "Il fiore del male" lavora da un anno, la sceneggiatura è stata scritta e riscritta, dice che «il film si concentrerà soprattutto sul Vallanzasca tra i 24 e i 34 anni, il periodo dei crimini più efferati». Oggi l'ex bandito della Comasina è al 36esimo anno di prigione, lavora per una cooperativa che aiuta i tossicodipendenti, l'anno scorso ha sposato l'amica d'infanzia Antonella D'Agostino.
Bondi congela il contributo per Vallanzasca-Robin Hood
Il regista Michele Placido è stato sorpreso dalla decisione del ministero dei Beni culturali di non finanziare il suo film "Il fiore del male", basato sulla storia del bandito Renato Vallanzasca. Il film, previsto per le riprese a gennaio, aveva richiesto un finanziamento di 1,7 milioni di euro. La commissione ha deciso di non finanziare il progetto, probabilmente a causa di problemi tecniche e di interesse culturale. Placido ha espresso la sua sorpresa e ha affermato che il film non è una glorificazione di Vallanzasca, ma piuttosto un racconto del suo lato oscuro.
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