Il Pil non basta più, un team di scienziati valuta il Piq: siamo sopra la media I risultati saranno illustrati domani a Palazzo Vecchio Il tessile, pur piegato dalla congiuntura, si comporta bene e la meccanica ancora meglio Se è vero che la produzione di qualità trainerà il Paese fuori dalla crisi e lo spingerà nella ripresa, tranquilli, la qualità abita qui in Toscana. Lo dice una ricerca di «Symbola Fondazione per le qualità italiane», che non si limita a consuete enunciazioni generiche ma elabora su basi scientifiche il Piq, il prodotto interno di qualità che è evoluzione del prodotto interno lordo (Pil), e misura esattamente la quota di qualità del Pil toscano. Il Piq della Toscana è dunque nel 2008 di 51.236,71 milioni di euro, pari al 59,41 del Pil, largamente superiore alla media nazionale (44,6 nel 2007), determinato da settori innovativi come la meccanica e linformatica ma anche - forse in misura superiore alle attese - dal manifatturiero tradizionale e con un nuovo orientamento in crescita verso la green economy. La ricerca degli scienziati messi in campo da Symbola, realizzata con il contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, sarà presentata domani tra le 10 e le 13 nel Salone dei Duecento a Palazzo Vecchio. Sempre più frequentemente viene messa in discussione la capacità di misurare la salute di uneconomia con il Pil, per antonomasia indicatore di quantità. Gli economisti della felicità, ad esempio, vorrebbero sostituire il Pil con un indice di benessere. Ma se - come ormai sempre più diffusamente si sostiene - la reale potenzialità di un territorio si misura sulla qualità delle sue produzioni, oltre che sulla quantità, ecco spuntare il Piq. «Attraverso il prodotto interno di qualità - spiega la ricerca - il tema della qualità passa da una accezione intesa in senso molto "micro" (singoli casi deccellenza) ad una misura di rilievo macroeconomico, strettamente legata al Pil, incisivamente diretta a misurare quanta parte di esso sia di qualità e quanta no». Gli studiosi di Symbola elaborano il «metro» del Piq tenendo conto di alcuni parametri: il posizionamento competitivo che prende in considerazione la qualità effettiva e percepita del prodotto e il suo grado di successo sui mercati internazionali; il rispetto dellambiente da parte delle produzioni, la valorizzazione delle risorse naturali e la sostenibilità dei processi di sviluppo; le competenze individuali di qualità elevata, la capacità di valorizzare lidentità territoriale e il patrimonio delle tradizioni locali; linnovazione tecnologica e sociale. E così, elaborato il metodo di rilevazione, gli scienziati sorprendono svelando che il Piq delle industrie tessili e dellabbigliamento toscane, che hanno sofferto una delle crisi più dure, è in realtà elevato, pari al 66,40 (1.770 milioni di euro), inferiore a quello della meccanica e dellelettronica (quasi il 71 per un valore di 2.477 euro), ma superiore ad altri settori davanguardia come ad esempio il farmaceutico (49,92, 690 milioni di euro). Segno, probabilmente, che la crisi del tessile e dellabbigliamento, iniziata ormai da diversi anni, ha «scremato» il settore lasciando in piedi soprattutto produzioni di qualità. Altri Piq: fabbricazione di macchine ed apparecchi meccanici, elettrici ed ottici, mezzi di trasporto 70,91; industria del legno, della gomma e della plastica 64,29; intermediazione monetaria e finanziaria 63,39; industrie conciarie, del cuoio e delle pelli 63,32, agricoltura 62,65, sanità 60,22. Sotto la media alberghi e ristoranti 56,81, costruzioni 53,45, commercio 54,72. «Dallanalisi - riassume Ermete Realacci che della Fondazione Symbola è il presidente - emerge un Piq pari al 59,41 che è determinato in particolare dal valore del fattore umano, nettamente superiore alla media nazionale». Come dire: da noi più che altrove ci sono «cervelli» e valorizzazione del territorio. «Si riscontrano valori elevati di qualità - aggiunge Realacci - nei settori manifatturieri tradizionali, ma il tessuto produttivo regionale vede molte aziende allavanguardia nella meccanica, nella robotica, nel farmaceutico, nella ricerca scientifica, nelle telecomunicazioni, nellaerospaziale, nella produzione di energia. Pisa si è guadagnata il titolo di "provincia più tecnologica dItalia", ponendosi in testa alla classifica per la quota di Pil destinata a ricerca e sviluppo: ben 3,5, una percentuale tre volte maggiore alla spesa media italiana e addirittura superiore a quella europea e statunitense».