Arte veneziana sotto tiro, un capitello preso a martellate mentre alcune statue sono state mutilate Sulle tracce del folle Si indaga in Laguna sugli autori degli atti vandalici. Non è da escludere che potrebbe trattarsi della stessa persona. C'è un identikit di alcuni turisti, unici testimoni A. DI GE. Due sfregi all'arte veneziana in due giorni. Mani mutilate ai santi del Redentore e un capitello ridotto in polvere a Palazzo Ducale. L'estate lagunare di una città che è un museo all'aperto, dunque per sua natura poco «difendibile», si inaugura all'insegna del vandalismo. Nella notte di ieri, un giovane ha preso violentemente a martellate uno dei capitelli di Palazzo Ducale e poi è fuggito brandendo la sua «arma». Ma la sua opera di distruzione è stata fermata da alcuni turisti dal piglio deciso che sono intervenuti e hanno chiamato i carabinieri con il cellulare, interrompendo così quel raptus di furia notturna. Erano circa le 23 e dai militari dell'arma è stata subito allertata la soprintendenza del Veneto che ha inviato sul posto alcuni esperti di restauro. Il sindaco della città, Paolo Costa, venuto a conoscenza dello sfregio, ha voluto constatare di persona l'entità del danno e nella giornata si è incontrato col direttore dei Musei Civici Veneziani Giandomenico Romanelli. «È preoccupante che avvengano fatti del genere - ha detto amareggiato - Di fronte al gesto di uno squilibrato non è possibile prevedere nulla e si ha una sensazione di disagio e impotenza. C'è un controllo 24 ore su 24 delle forze dell'ordine... Spero solo che la ricomposizione finale del capitello non tolga nulla alla leggibilità e completezza dell'opera». Le schegge di marmo della parte architettonica lesionata sono infatti state ritrovate a terra e c'è anche un identikit del vandalo (un ragazzo di circa 30 anni vestito in jeans e maglietta) ma di lui ancora non c'è traccia. Gli unici testimoni sono i turisti che passeggiavano a piazza san Marco ed hanno assistito in diretta al clamoroso gesto. In più c'è il materiale video della telecamera di sorveglianza fissa in piazza san Marco che potrebbe fornire elementi utili. Non sembra inoltre che siano sue «impronte» quelle lasciate anche nella chiesa del Redentore, la celebre icona palladiana che si staglia alla Giudecca (venne eretta dopo la terribile epidemia di peste che colpì Venezia nel 1575, fu consacrata nel 1592 ed è mèta annuale di un pellegrinaggio nella terza domenica di luglio). Qui, il parroco, nella mattinata di ieri, ha scoperto danneggiamenti a due statue: le figure di san Francesco e di san Marco, poste all'esterno della basilica, nella parte anteriore, non hanno più le mani. Anche lì, sul selciato, sono stati recuperati alcuni frammenti - ma non tutti - per la delicata ricostruzione dell'«arto» mutilato. Vicino all'entrata del convento è stato raccolto poi il crocifisso che la statua di san Francesco teneva in mano: è di legno rivestito in bronzo ed è particolarmente danneggiato, forse è stato usato come oggetto contundente. Gli investigatori, dopo il sopralluogo con la polizia scientifica, tendono a escludere che ad agire - a Palazzo Ducale e alla chiesa del Redentore - sia stata la stessa persona, ipotesi in un primo momento tenuta in considerazione e ancora aperta. Uno dei due teppisti era stato in principio individuato in uno squilibrato locale di circa 50 anni, sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio e fuggito dall'ospedale dove era ricoverato. Ma i carabinieri di Venezia lo hanno già rilasciato. Unica certezza per le indagini in corso, il «fattaccio» del Redentore sarebbe avvenuto durante la notte tra sabato e domenica. Ad essere colpito in Palazzo Ducale, capolavoro dell'arte gotica, edificio simbolo della città lagunare, è il capitello che raffigura la consegna delle dodici tavole di Mosé, datato intorno al 1422 e il 1442. Sul fronte della chiesa del Redentore, le statue danneggiate sono state realizzate dallo scultore veronese Girolamo Campagna alla fine del 1600. Nell'elenco degli atti vandalici più eclatanti c'è senz'altro il celebre «martellamento» della Pietà di Michelangelo in san Pietro, sfigurata dall'ungherese Laszlo Toth il 21 maggio del 1972 al grido «Sono io Gesù Cristo!». Michelangelo è uno dei bersagli preferiti degli «squilibrati dell'arte»: nel 1991 a finire sotto i colpi di martello di Piero Cannata furono i piedi del David di Firenze.