Ieri la prima selezione delle ossa custodite nel cimitero di P. Ercole Dalla fossa sono stati prelevati teschi e altri reperti. Il primo passo sarà la loro datazione per poi procedere per esclusione Lo scheletro sarebbe finito insieme agli altri intorno agli anni '50 Il mistero della sepoltura del Caravaggio a Porto Ercole ha smosso Università, media, ambiente artistico, vari Ministeri, studiosi e... curiosi. Oltre agli addetti ai lavori tanta gente al cimitero a seguire il recupero di scheletri da un ossario nel quale sarebbero finiti, negli anni '50, i resti del pittore, morto secoli prima con la salma ora custodita in un luogo, ora in un altro. Per poi terminare nella fossa comune del cimitero "nuovo" del paese. Ieri secondo il dott. Vinceti, presidente del Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni, storici, culturali e ambientali nonché presidente del comitato promotore "Caravaggio", nel cimitero di Porto Ercole dovevano trovarsi soltanto alcuni membri della equipe scientifica che tenterà di rispondere alla domanda: dove si trovano i resti del grande pittore "morto sulle spiagge di Porto Ercole" 400 anni fa? Invece sotto il sole scintillante sui marmi delle sepolture coperte di fiori, di un cimitero che sembrava più un giardino nel colmo della primavera, erano ad attenderlo: due reti della Rai, giornalisti delle agenzie di stampa, il vicesindaco Fanteria, persone interessate alla vicenda terrena di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. Nell'insieme una piccola folla che stazionava davanti alla cappella del cimitero sul pavimento della quale si apre la botola che dà accesso al sottostante ossario. Sono tre locali di cui uno appare vuoto, un altro con una grande quantità di resti umani, il terzo con due mucchietti di poche ossa che appaiono molto antiche. Presso uno di questi piccoli mucchi una cassettina di legno, sembra indicare che quelle ossa furono portate in quel luogo da altra località. Se così fosse il puzzle della sepoltura del Caravaggio, che si articola in molte supposizioni, si ricomporrebbe in un disegno organico al quale mancherebbe, per essere ritenuto vero, soltanto il sigillo degli accertamenti scientifici. Insomma Michelangelo Merisi dopo la morte avvenuta nell'ospedale portercolese di S. Maria Ausiliatrice, sarebbe stato seppellito nel cimitero di San Sebastiano. Quando questo fu smantellato negli anni '50, per far posto alle nuove abitazioni, la salma del famoso pittore sarebbe stata traslata nell'ossario del nuovo cimitero che dai primi anni del 1900 era stato costruito nell'interland di Cala Galera. La prima operazione è stata effettuata dal prof. Antonio Moretti dell'università dall'Aquila il quale spiega così il suo intervento: «Ho campionato la terra del vecchio cimitero per confrontarla con quella che attualmente si trova sui resti ossei qui in deposito. Questo serve a ridurre il campo di indagine. Successivamente verranno effettuate le misure antropometriche, cercando di ricostruire gli scheletri per definirne l'età, la statura, il sesso». Successivamente sono scesi nella cripta gli altri ricercatori (Elisabetta Cilli, Giorgio Gruppioni, Francesco Mallegni), per condurre le ricerche di cui sono singolarmente incaricati.