Un colpo duro, quello della Corte costituzionale, al governo: i tempi del condono (edilizio) si allungano e gli introiti slitteranno. Di quanto non è facile stabilirlo: sarà necessaria, infatti, una nuova legge, sarà necessario l'accordo delle regioni sugli aspetti amministrativi del provvedimento. Il governo «colbertiano» scopre, così, le «gioie» della devoluzione. Probabilmente, entro la fine dell'anno un «nuovo» condono sarà varato. Quello che, invece, è incerto è il gettito che potrà fruttare: nella manovra di bilancio per il 2004 erano previsti incassi per 3,6 miliardi poi ridimensionati a 3,130 miliardi di euro. Difficile dire quanti di questi soldi arriveranno: la previsione sembra sovradimensionata. Anche perché, finora, non sono in molti ad aver aderito al condono. La bocciatura della Consulta apre un nuovo «buco» nei conti pubblici anche se Tremonti negherà il maggiore fabbisogno. D'altra parte il ministro dell'economia, gettito del condono a parte, è alle prese con un operazione estremamente difficile: presentare il 5 luglio alla Ue una manovra correttiva in grado di mantenere il deficit sotto la soglia del 3 nei confronti del pil. Pena un early warning, un avvertimento preventivo che può avere pesanti riflessi sui tassi di interesse pagati dal Tesoro sul debito pubblico. Tassi, peraltro, che si stanno muovendo autonomamente verso l'alto in attesa della decisione di mercoledì della Fed. La manovra, secondo le ultime stime, sarà di circa 7 miliardi di euro e colpirà gli incentivi alle imprese (soprattutto quelle impegnate nel Mezzogiorno), i trasferimenti agli enti locali (comuni, regioni) e la spesa delle amministrazioni centrali. Fatta questa manovra, si aprirà il capitolo Dpef. E sul Documento di programmazione economica le cose si complicano: visto che il deficit tendenziale per il 2005 è vicino al 4 questo significa una ulteriore correzione di almeno 7-10 miliardi che potrebbero diventare 15-18 se Berlusconi insisterà (non può farne a meno) sulla riduzione della pressione fiscale. Come sarà finanziata? C'è un solo barile dove il governo può affondare le mani: quello della spesa sociale. Ma non è esclusa una ulteriore grattatina al barile dei trasferimenti alle imprese e agli enti locali che dopo le elezioni sono a maggioranza controllati dai «comunisti» e quindi «punibili» con più gusto. Il tutto nella convinzione economicamente sbagliata che i consumi privati alimentati dalla minore tassazione siano un moltiplicatore più efficace della spesa pubblica. In ogni caso, nel breve periodo, la manovra di Berlusconi-Tremonti si configura come «restrittiva»: colpisce i consumi (pubblici e privati) rischiando di soffocare sul nascere la ripresa. Di più: vista la mancanza di concorrenza nel sistema produttivo, c'è il rischio che l'inflazione in Italia (visto che chi può non rinuncia ai propri guadagni) subisca un impennata, anziché frenare come ci insegna la teoria economica. E questo è socialmente insostenibile (non a caso di intensificano gli appelli a una nuova politica dei redditi) e economicamente pericoloso. Proprio ieri le città campione hanno mandato a dire che dopo quattro mesi di relativa stabilità, i prezzi al consumo sono in rialzo (al 2,5) e crescono ancora di più quelli alla produzione che da sempre anticipano gli incrementi dei prezzi al consumo. Una sola Italia e venti sanatorie Dopo la decisione della Consulta, teoricamente si potrebbe verificare la situazione di 20 diversi condoni regionali e, soprattutto, la possibilità di norme diverse per edifici che, pur appartenendo allo stesso contesto ambientale, sono ubicati a poche centinaia di metri di distanza e divisi dai confini regionali. I limiti massimi sono certi e restano quelli stabili dalla legge statale, ma ogni Regione ha la facoltà di decidere di fissarne dei propri. Solo nel caso in cui una Regione non esercitasse il proprio potere legislativo nel termine massimo indicatole, allora troverà applicazione, in via sostitutiva, la disciplina statale. Novità anche per chi deturpa la proprietà pubblica: se l'abuso è stato commesso su un'area demaniale, la sanatoria sarà ugualmente possibile e l'interessato potrà acquistare l'area pubblica sulla quale insiste l'opera. Ed è presupponibile che, almeno per le aree del demanio statale, tale norma resti unica per tutta Italia.