Il caso E un rosso relativo, canterebbe Tiziano Ferro. Il Teatro Regio ha riunito ieri pomeriggio il suo cda per certificare la ripresa. Il bilancio preventivo 2010, approvato nel corso della seduta in piazza Castello, ristabilisce i conti in pari e sembra indicare una via duscita dalla crisi. I posti di lavoro sono al sicuro, la prossima stagione è salva, lente lirico è vivo e sta bene. Ma sullanno in corso pesa un deficit che sarà quasi impossibile evitare. «Abbiamo approvato un bilancio preventivo 2010 in pareggio comunica il sovrintendente Walter Vergnano che è il frutto di grandi sacrifici e rinunce importanti come quella dellattività del Piccolo Regio. Abbiamo fatto un accordo, unico teatro in Italia, per laumento del numero di ore da parte dei lavoratori a uguale salario. È stato un impegno comune per salvare il teatro. Dovevamo assorbire i due milioni e mezzo di euro che ci sono venuti a mancare a causa dei tagli al Fus, poi parzialmente reintegrati. Una mancanza di fondi, quattro milioni complessivi in meno da Comune e Stato, che inciderà sicuramente sul consuntivo 2009. Di quanto lo sapremo con precisione a primavera». Ma la prospettiva è abbastanza rosea, si parla di ripresa, in vista della grande tournée in Giappone. «Un anno di passivo è tollerabile, ma non di più dice Vergnano Nelle prossime gestioni dovremo non soltanto pareggiare ma realizzare utili per ammortizzare il rosso del 2009. Un traguardo che richiede almeno due, tre anni. Tutto questo, naturalmente, salvo sorprese. Il Regio non è in grado di sostenere ulteriori tagli. Un bilancio in salute è condizione necessaria per un teatro di eccellenza. Se si imbocca la strada del disavanzo, del deficit strutturale, è una via senza ritorno».