Il caso POTREBBERO essere da ora in poi gli enti locali che ne sono appena diventati proprietari ad avere la tutela sulla Fortezza e non più il ministero ai beni culturali tramite le soprintendenze. Per discutere la possibilità è venuto ieri a Firenze il direttore del ministero, Mario Resca. Tanto interessato alla cosa da essersi mosso subito dopo la richiesta da parte dellassessore regionale alla cultura Paolo Cocchi di un accordo quadro che definisca i criteri generali di cosa si può o non si può fare nelledificio del Sangallo ma poi lasci gli enti locali a sorvegliare i lavori di riordino, senza lintervento volta volta delle soprintendenze. Ieri se ne è cominciato a parlare tra Resca, i soprintendenti e Cocchi che interesserà subito Comune e Provincia. Dopodichè, prima dellavvio dei lavori, potremmo aver la sorpresa che possa anche non essere più Firenze Fiera a gestire il polo fieristico congressuale. La Regione pensa a una gara per la concessione trentennale della Fortezza. «Si apre adesso la discussione su chi fa il progetto e gestisce i lavori- dice Cocchi La Regione ha solo il 7 della proprietà e il resto è di Comune e Provincia, ma per ora gli unici soldi destinati al riordino sono i nostri 30 milioni. E logico che ci interessi come saranno impiegati. Trattandosi di bene pubblico credo che per affidarlo sia ineludibile una gara di evidenza pubblica».
FIRENZE - La tutela sulla Fortezza potrebbe andare a Regione c.
Il direttore del ministero ai beni culturali, Mario Resca, è venuto a Firenze per discutere con l'assessore regionale alla cultura Paolo Cocchi e i soprintendenti sul caso della Fortezza del Sangallo. Il ministero ha espresso interesse a lasciare gli enti locali a sorvegliare i lavori di riordino senza l'intervento delle soprintendenze. La Regione pensa a una gara per la concessione trentennale della Fortezza, che sarà gestita dal Comune e dalla Provincia. La Regione ha solo il 7% della proprietà e il resto è di Comune e Provincia, ma ha solo 30 milioni di euro per il riordino. Cocchi ha espresso l'opinione che il progetto debba essere affidato a una gara di evidenza pubblica.
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