Nuova tegola sul deficit: a rischio 3,6 miliardi Il ministro La Loggia: centreremo il gettito. Visco: il centro-destra fa pentole senza coperchi ROMA - Arrivata proprio mentre governo e maggioranza stanno cercando la famosa "quadra" sulla manovra prossima ventura, la sentenza della Consulta complica il già difficile compito del ministro Tremonti. La Finanziaria 2004 aveva previsto di incassare dal condono edilizio in tutto 3,6 miliardi: 3,1 con il colpo di spugna generalizzato e 460 milioni con la messa in regola delle costruzioni su terreni demaniali. Ora la decisione della Corte costituzionale riapre l'intera partita. L'esecutivo dovrà varare e far approvare dal Parlamento una legge cosiddetta di principio, che fissi le nuove norme-quadro. Successivamente, le Regioni saranno chiamate a introdurre le regole di loro competenza, allargando o stringendo le maglie del perdono a pagamento. Sul territorio nazionale funzionerà una sanatoria a macchia di leopardo. Le amministrazioni regionali di manica larga consentiranno un rientro nella legalità piuttosto agevole, anche per edifici di grande volumetria, a costi non eccessivi. Le giunte più severe, invece, sbarreranno la strada a parecchi tipi di illeciti e faranno pagare cara l'assoluzione. Perfino un esponente della Cdl come il leghista Giancarlo Pagliarini ammette che le conseguenze della sentenza sui conti pubblici «saranno consistenti». Il parlamentare del Carroccio, che fa parte della commissione Bilancio della Camera, ha fiducia nell'estro del superministro dell'Economia: «Non c'è dubbio che si deve inventare qualche cosa, ma siamo sicuri che ne uscirà bene». Meno ottimistica la valutazione di Maurizio Lupi, responsabile lavori pubblici di Forza Italia, secondo cui il nuovo percorso tracciato dalla Consulta porterà soltanto a «confusione e indeterminatezza», soprattutto nella previsione di gettito. Sul piano locale, le prime reazioni vengono da due regioni che si erano opposte al condono, Toscana e Umbria. Il presidente toscano, Claudio Martini, esprime «viva soddisfazione», perché è passato il principio che le irregolarità edilizie non possono essere cancellate mettendo in disparte i poteri locali. Il numero uno della regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, annuncia a grandi linee il suo programma: i Comuni saranno messi in grado di estinguere sia i piccoli abusi, sia alcune infrazioni di maggiore gravità, purché connesse al post-terremoto. Mentre nella maggioranza serpeggia la preoccupazione (anche se il ministro degli Affari regionali, La Loggia, è sicuro che il gettito 2004 verrà centrato) dalla parte opposta si è convinti che s'è aperto «un nuovo buco». Questo il parere dell'ex ministro del Tesoro Vincenzo Visco (Ds), convinto che «Tremonti fa tante pentole, ma non riesce quasi mai a metterci un coperchio a misura». Sarà difficile - continua - varare una legge-quadro e le varie norme regionali in tempo per far entrare i soldi in cassa entro l'anno. Ed Ermete Realacci (Margherita) ironizza: «L'unica grande opera prodotta dal governo è Berlusconia, una città abusiva costruita l'anno scorso di 40.000 case, favorita dal condono».