Non ci sono i soldi per realizzare il progetto, già elaborato nel 2002, che prevede il recupero degli edifici che si trovano all'interno del Parco del Pineto. A vederli come sono ridotti oggi non possono essere considerati di meglio che dei ruderi, ma in realtà si tratta, nell'insieme, del Casino nobile del cardinale Giulio Sacchetti, fatto costruire dall'architetto Pietro da Cortona nei primi anni del 1500. Mancano i fondi. Lo dicono gli esperti di Roma Natura che gestisce il parco: «Per ora nulla si muove»; la Provincia di Roma che aveva patrocinato l'iniziativa afferma che «I tagli di budget hanno imposto una valutazione delle priorità. I fondi stanziati per il restauro sono stati investiti in progetti più urgenti di stretta competenza provinciale: scuole, strade e programmi sociali»; il XIX Municipio che non può fare altro che sollecitare il Comune ad intervenire: «Vorremmo destinare l'edificio a centro estivo per anziani e bimbi, che per ora si accontentano di sedere sulle panchine sistemate sul prato o di giocare nell'area attrezzata vicino al vascone che si trova in prossimità della pineta». La storia dell'edificio è stata travagliata: il celebre architetto Da Cortona nel costruire la sontuosissima villa di campagna di cui oggi restano interrati solo le fondamenta e delle bellissime stampe dello Specchi e del Vasi, non seppe valutare la natura del terreno che è sabbiosa d'origine marina e già nel 1675 grandi cedimenti strutturali avevano ridotto la villa e il Casino a una rovina. La villa fu abbandonata dalla famiglia Sacchetti fin dai primi anni del XVIII secolo e nel 1747 gli eredi diedero la proprietà della tenuta in enfiteusi a Giovanni Ceccarelli di Roma. Il Montesquieu, nel suo «Viaggio in Italia», scrisse dei resti della villa nel suo diario e giustificò l'abbandono con «l'aria cattiva proveniente da una valle sottostante». L'ultima ristrutturazione fu ordinata dai principi Torlonia, che acquistarono il Pineto Sacchetti nel 1860. Con il Casino fu recuperato anche il vicino Casale del Giannotto su cui furono impiantati gli stemmi della nobile famiglia, ancora oggi in loco. Una curiosità prima di chiudere. Secondo una tradizione orale, tramandata dai vecchi pastori residenti nella zona nei primi anni 60, cioè prima dello sviluppo residenziale dell'area, sull'unico balcone del Casale Giarinotto che dà verso la Basilica di San Pietro, salì nella primavera del 1920 il vate Gabriele d'Annunzio, ospite di riguardo dei principi Torlonia. Diffusasi per il contado la voce della sua presenza, una nutrita folla di ammiratori si radunò sotto le finestre del Casale chiedendo con rumorosa enfasi al Poeta di affacciarsi per un saluto. Al d'Annunzio non restò altro che cedere alle richieste e, contagiato dall'entusiasmo della gente, prese a declamare dei suoi versi che portò in visibilio tutti i presenti.
ROMA - Casino Torlonia niente fondi. Addio Restauro
Il Casino nobile del cardinale Giulio Sacchetti, costruito nel 1500, è stato abbandonato e ridotto a ruderi. Gli esperti di Roma Natura, che gestisce il Parco del Pineto, non hanno i fondi per il restauro. La Provincia di Roma ha tagliato i budget e ha investito i fondi in progetti più urgenti. Il XIX Municipio sta sollecitando il Comune a intervenire. Il Casino potrebbe essere destinato a centro estivo per anziani e bimbi. La storia dell'edificio è stata travagliata, con grandi cedimenti strutturali nel 1675 e abbandono dalla famiglia Sacchetti nel XVIII secolo. Il Montesquieu scrisse dei resti della villa nel suo diario.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo