Più di un centinaio di curricula legati a palloncini colorati sono stati lanciati al vento dai restauratoti del Veneto. L'occasione è stata l'apertura del salone dei Beni Culturali in programma a Venezia in questi giorni. L'appuntamento ha visto come contraltare - nella cornice della scoletta dei Calegheri in campo San Tomà - l'apertura della mostra I fantasmi dei cantieri (sottotitolo: la memoria storica dei restauri in Italia attraverso il ricordo di chi li ha realizzati). L'esposizione mette in evidenza l'importanza e la delicatezza del lavoro del restauro. Un mestiere fatto di passione e di sacrificio che nel nostro paese viene scarsamente riconosciuto. I lavoratori sono coloro che hanno operato in un settore strategico conservando e facendo brillare di nuova luce il nostro patrimonio. Sono fantasmi anche se fantasmi fondamentali per l'Italia. Per questo gli operatori di questo comparto sono in mobilitazione in tutta la penisola. Ultimo attacco a questa nobile professione che nel Belpaese dovrebbe essere valorizzata al massimo per la salvaguardia del patrirnonio storico-artistico sono i nuovi criteri per accedere al titolo di restauratore, di collaboratore dei Beni culturali alla prova di idoneità professionale che sono stati imposti da un decreto del ministero dei Beni culturali. Anni di esperienza di almeno 35.000 addetti potrebbero essere letteralmente buttati al vento nel caso non venisse modificata la normativa, che non riconosce granparte dei titoli e delle esperienze raggiunte dai lavoratori. IL decreto impone un bando di iscriziome che si chiuderà l'ultimo giorno di quest'anno. Fillea CGIL, Filca Cisl e Fenieal Uil hanno promosso una petizione al Presidente della Repubblica perché si rimetta a posto l'impostazione complessiva del decreto. I sindacati comunque hanno già avviato dei ricorsi e delle procedure per sostenere in ogni fase dell'azione legale dei lavoratori che rischiano di rimanere tagliati fuori dal lavoro per effetto del decreto. Nel corso del presidio i sindacati hanno denunciato l'assordante silenzio del ministro Bondi, che non ha ancora risposto alla convocazione di un tavolo di confronto, indifferente al grido di allarme che proviene da numerose realtà operanti nel restauro, i lavoratori dipendenti, gli artigiani, le cooperative, le piccole e medie imprese. Un'altra necessità impellente per i sindacati è quella che si apra unversante di discussione tra il ministero e le Regioni, che hanno la titolarità della formazione professionali e per questo non possono essere escluse dal percorso di selezione dei criteri per l'accesso alla professione. Insomma, tutto da rifare. Intanto si sta già pensando a una manifestazione nazionale da tenere prima della fine dell'anno, probabilmente già il 12 dicembre. Ma i restauratori chiedono anche al sindacato che prenda di petto l'aspetto delle politiche culturali. Come dice una nota: Occorre che il sindacato si faccia carico di ricomporre tutti gli aspetti, lavorativi, formativi, della sicurezza, ma anche delle politiclhe dei beni culturali, dello sviluppo del settore e il suo incanalanamento all'interno di una strategia complessiva di rilancio del turismo culturale, ambientale, paesistico, naturalistico che può diventare, soprattutto in un momento di profonda crisi economica, una delle leve per la ripresa.
RESTAURO - Restauratori, protesta a Venezia
Più di un centinaio di restauratori del Veneto hanno lanciato al vento i loro curricula per l'apertura del salone dei Beni Culturali a Venezia. L'occasione è stata l'apertura della mostra "I fantasmi dei cantieri" che mette in evidenza l'importanza e la delicatezza del lavoro del restauro. I restauratori chiedono una modifica dei nuovi criteri per accedere al titolo di restauratore, che potrebbero essere buttati al vento se non vengono modificati. I sindacati hanno promosso una petizione al Presidente della Repubblica e hanno iniziato dei ricorsi e delle procedure per sostenere i lavoratori che rischiano di rimanere tagliati fuori dal lavoro.
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