Le città d'arte Michielli: «Il Comune ha sbagliato politica» Ride la montagna, piangono le città d'arte. E Marco Michielli, presidente regionale di Federalberghi, coglie la palla al balzo per lanciare pesanti accuse nei confronti della programmazione delle amministrazioni comunali, in particolare quella di Venezia. «Nel capoluogo regionale - dice Michielli - abbiamo un decremento del 35 di presenze rispetto al ponte dell'Immacolata dell'anno scorso. Non ho ancora i definitivi, ma anche a Padova e Verona si è riscontrato un trend negativo. I motivi? Di prim'acchito, penso alla crisi. L'industria non va e manca la congressistica; le famiglie tendono a risparmiare e la prima cosa che tagliano sono i weekend». Ma Michielli non si limita alla superficie e preferisce scendere in profondità, per sviscerare la problematica nella sua completezza. Da qui il «focus » su Venezia. «Paga sicuramente afferma - la crisi di Paesi come Stati Uniti, Inghilterra e Giappone. Ma il vero problema è un altro, ovvero il raddoppio del numero dei posti letti». E qui viene l'affondo nei confronti del Comune di Venezia, reo di aver messo in pratica una «politica sbagliata di programmazione». «La giunta Cacciari - dice Michielli - dà licenze alberghiere a cani e porci. Dismette immobili e prima fa il cambio di destinazione d'uso a utilizzo alberghiero e poi vende per fare cassa». Parole dure, quelle di Michielli. Che nel calderone mette anche le amministrazioni di Padova e Verona. Un «fenomeno» che il presidente veneto di Federalberghi arricchisce con altri particolari. «Nelle nostre città d'arte i posti letto sono praticamente raddoppiati e nessuno più riesce a riempire le camere. Il problema è dovuto al fatto che sul mercato c'è una determinata liquidità che invoglia una serie di persone, non del nostro settore, a investire negli alberghi. Ma se anni fa questo poteva essere un buon investimento adesso, e lo dico ufficialemente, non è più un buon affare. Dove volete andare se si arriva a offrire camera e prima colazione a 16 euro, come accade a Noventa di Piave?». Ma com'è andato il ponte dell'Immacolata a Venezia? I Civici musei veneziani sottolineano che l'effetto sembra farsi sentire in un numero più limitato di giorni, a conferma che i turisti non sono disposti a rinunciare alla vacanza ma scelgono di fermarsi in laguna per un tempo inferiore. Sabato scorso, infatti, Palazzo Ducale ha totalizzato solo 1.800 visitatori, mentre ieri mattina erano già 1.700. Calli e campi sono stati presi d'assalto. Non tutti, però, si dicono soddisfatti dei risultati del lungo weekend festivo: «Negli alberghi - sottolinea Claudio Scarpa, direttore dell'Ava, l'associazione albergatori lagunari - il 20 delle camere è rimasto vuoto, mentre in passato avevamo il tutto esaurito. Ce lo aspettavamo, è il segno della crisi e per questo è indispensabile che nel centro storico si blocchino i progetti di aumento dei posti letto, non ci servono». A.S.
VENEZIA La crisi di Venezia. Troppi alberghi, licenze per fare cassa
Il presidente regionale di Federalberghi, Marco Michielli, ha lanciato pesanti accuse nei confronti della programmazione delle amministrazioni comunali, in particolare quella di Venezia. Secondo Michielli, il Comune di Venezia ha sbagliato politica, dando licenze alberghiere a cani e porci e demolendo immobili per fare cassa. Ciò ha portato a un aumento del 35% del numero di posti letto rispetto all'anno scorso, ma non è stato sufficiente per attrarre i turisti. I posti letto sono stati raddoppiati, ma i turisti non sono disposti a pagare i prezzi elevati e scelgono di fermarsi in laguna per un tempo inferiore.
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