L'EDITORIALE Era prevedibile lo straordinario successo delle Lezioni di storia di Napoli, che dopo due mesi si concludono domani? Sì, era prevedibile. Prevedibile da chi non ritiene Napoli né una bestia strana, né un aborto di natura, né un luogo di concentrazione di tutta l'infelicità e la vergogna di una malavita fra le più orribili e nefaste del mondo, né una povera malcapitata in un mondo ostile e rapinata ora da questo e ora da quello, né una città privata malvagiamente di un suo ruolo naturale di capitale, né un genio incompreso e misconosciuto detentore di mille primati e mille glorie poi lasciati cadere o rapiti, né il luogo di una «napolitudine» inadatta ai ritmo e alle prove e competizioni ineludibili della vita moderna, né dotata di altre nobili o ignobili qualità che la distinguano da ogni altra città e paese del mondo. Prevedibile per chi ritiene Napoli una comunità, una gente, che affondano la loro realtà in una storia di venticinque secoli, e che da un secolo e mezzo si sono trovate ad affrontare una difficile conversione dalla condizione, sei volte secolare, e tanto mitizzata, di capitale del Regno che portava il suo nome, a una condizione più ordinaria di città importante per molte ragioni fra altre città non meno importanti del mondo di oggi. Prevedibile per chi in questo difficile travaglio vede una delle prove più severe della sua storia, ma ritiene che essa abbia tutti i numeri morali e, in fondo, anche materiali per riuscire alla meglio in questa nuova e più grande prova, affrontata anche per una scelta meditata e giustificata di molti dei suoi figli migliori. Sempre, è ovvio, che essa non si chiuda in se stessa, in un incongruo e malfondato culto e mito del suo passato, e sappia, come può, andare oltre il suo passato, quello più recente di capitale e quello, molto più lungo, che partì dalla colonia greca. Sempre, cioè, che nel passato non si veda né un vincolo o un destino, bensì, piuttosto, come si deve, una prova della propria vitalità e della propria capacità di rinnovarsi coi tempi e col mondo. Prevedibile, infine, quel successo, per chi ritiene che, nel travaglio in cui da un secolo e mezzo si ritrova, la città sia permeata da una crisi di identità, comprensibile, ma che si sta prolungando oltre ogni ragionevole limite di tempo, e che si è andato aggravando con le molte degenerazioni e degradazioni che la città ha prodotto, specie negli ultimi tempi, con una monotonia e a un ritmo davvero deplorevoli, e ormai non più tollerabili, se essa vuol essere, più di ieri, una grande città del mondo di oggi e di domani. A questa crisi di identità rispondevano bene le Lezioni di storia , e perciò ne era prevedibile il successo, che è stato comunque anche superiore a quanto si pensava. E il successo non può che confortare ancor più tutti coloro che in Napoli credono, e non solo per la forza della loro napoletanità; e tanto più credono quanto più ne denunciano carenze, vizi e storture, e quanto più ne riprovano le sciocche presunzioni e i lacrimosi autocompatimenti. Altre città hanno affrontato travagli simili. Quante ex-capitali in Italia! Le piccole Ferrara, Modena, Parma, Lucca, e le grandi Venezia, Torino, Milano, Firenze, Genova. Hanno vinto la prova, e anche bene. Napoli stessa si è tanto trasformata nella sua lunga storia più volte: la città romana già non era più quella greca originaria, quella bizantina e ducale fu una felicissima novità, la capitale dei primi due secoli non fu la megalopoli ipertrofica dei secoli successivi. E dopo la fine del suo ruolo di capitale Napoli non ha forse vissuto tra il 1860 e il 1920 una delle epoche più luminose della sua storia culturale e civile, ristrutturandosi non poco anche nella sua fisionomia urbanistica, benché, per altri versi, non sia stato così? Napoli questa è la verità è ciò che i napoletani, noi napoletani la vogliamo e la facciamo, a cominciare dal nostro essere e agire di ogni giorno. Non è la storia di ieri a dirci quale sarà la nostra storia di domani. Siamo noi, ogni giorno, e non solo, quindi, nelle grandi fiammate ricorrenti nel fluire del tempo. Siamo noi, oggi, a dover giocare al meglio i numeri di cui disponiamo. La storia del passato illumina il presente, e ci chiarisce la nostra identità e collocazione nella storia. Non ci dice quel che qui, oggi dobbiamo fare, né profetizza il nostro futuro. Ci mette sempre condizioni e limiti, che molto spesso sono severi e più o meno gravi, ma non ci blocca né sulle condizioni più fortunate né su quelle più infelici. Vero sempre, questo principio lo è in particolare per la nostra Napoli di oggi. La così felice risposta alle Lezioni di storia dice che nei napoletani è fortissimo il bisogno di chiarirsi la propria identità, di liberarsi dalla prigionia del passato e delle sue infeconde mitizzazioni, di disporsi con una migliore e più piena conoscenza di sé alle proprie odierne responsabilità per costruire un futuro conforme ad alte e non volgari ambizioni. Ed è un buon segno, che dovrebbe indurre chi di dovere a far bene i suoi conti su Napoli e i napoletani, e dovrebbe incoraggiarli ad attendere al loro compito con molto maggiore impegno e più aperta prospettiva di successo.
NAPOLI - Una storia su cui riflettere
L'editoriale parla del successo delle Lezioni di storia di Napoli, che si concludono domani. Il successo è prevedibile, poiché la città è permeata da una crisi di identità, comprensibile ma che si è aggravata negli ultimi tempi. Le Lezioni di storia hanno risposto bene a questa crisi, e il successo è stato superiore a quanto si pensava. Il successo conforta coloro che credono nella città e nella sua gente, e denuncia carenze e vizi. Napoli ha affrontato travagli simili in passato e ha vissuto epoche luminose della sua storia culturale e civile. La città è ciò che i napoletani vogliono e fanno, e non è la storia di ieri a determinare il futuro.
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